Il sintomo cardine di chi soffre di artrosi è il dolore. Il dolore non proviene dalla cartilagine, che è priva di terminazioni nervose, ma dalle strutture circostanti dove si instaurano fenomeni infiammatori (membrana sinoviale, capsula, stiramenti di legamenti e tendini, microfratture ossee). Una causa accessoria di dolore è legata all’ipertono muscolare: i muscoli che controllano i movimenti dell’articolazione cercano, contraendosi, di tenerla ferma, e quindi a riposo; questa contrattura (antalgica, cioè volta a prevenire il dolore legato al movimento di un’articolazione in quel momento infiammata) diventa però a sua volta essa stessa causa di dolore, oltre a costringere a posture particolari come nel caso dello spasmo dei muscoli della colonna lombare.
Si tratta di un dolore che peggiora con l’affaticamento e che in genere migliora con il riposo. Tuttavia, in un’articolazione affetta da artrosi, il dolore può facilmente ripresentarsi anche alla ripresa dei movimenti dopo un prolungato periodo di inattività (ad esempio, al risveglio dopo il riposo notturno).
Le articolazioni più spesso dolenti sono state già citate; ve ne sono altre (polsi, gomiti, spalle, mandibole e caviglie) che, se non sono oggetto di traumi o di carichi eccessivi, vengono meno colpite.
Il dolore può anche non essere spontaneamente presente, ma evocabile solo toccando l’articolazione (dolorabilità), magari anche per la semplice applicazione di una leggera pressione. La rigidità, analoga-mente a quanto accade con il dolore, può essere più facilmente riscontrabile dopo un prolungato periodo di inattività: tipicamente la rigidità mattutina delle dita o di una colonna lombare artrosica gradatamente si riduce dopo i primi movimenti. L’uso dell’articolazione può essere reso più difficoltoso da una riduzione di flessibilità ed accompagnato da sensazioni soggettive di scricchiolìo e sonore di crepitìo. In alcuni casi un gonfiore può caratterizzare l’articolazione durante una fase infiammatoria.
I sintomi dell’artrosi spesso si sviluppano e peggiorano lentamente nel corso di molti anni. Non è insolita la formazione di speroni ossei, contigui alle articolazioni affette. Gli osteofiti (escrescenze ossee), presenti a livello delle vertebre cervicali, dorsali o lombari, ma anche di altri distretti, possono irritare le terminazioni nervose circostanti, provocando dolore. Quando l’artrosi colpisce le dita delle mani possono comparire, anche precocemente, i noduli di Bouchard e di Heberden, in corrispondenza delle articolazioni tra la prima e la seconda falange e tra quest’ultima e la falange ungueale. In generale le artrosi inveterate approdano ad un ingrossamento dell’articolazione interessata.
Da un quarto a un terzo degli artrosici finirà con l’avere delle disabilità. Dolore e rigidità potranno divenire talmente gravi da limitare l’adempimento di diverse attività quotidiane. Per alcuni al punto da impedire lo svolgimento della propria attività lavorativa. Questa è una delle situazioni tipiche per le quali potrà essere proposto un intervento di sostituzione dell’articolazione con una protesi. Per i casi nei quali l’opzione chirurgica non sia possibile, l’alternativa è rappresentata dell’uso di farmaci antidolorifici, tutori ed altri ausili.
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