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Asma
FAQ / Dossier

I nostri esperti rispondono alle domande più frequenti inviate alle Redazione in merito agli esami utili a diagnosticare questa patologia:

 

Cos’é la spirometria?

 

E’ una misura della funzionalità respiratoria, cioè un indicatore della salute del nostro apparato respiratorio.

 

Il respiro è fondamentalmente composto da due fasi: l’inspirazione e l’espirazione. Ad ogni inspirazione un certo volume d’aria entra nei polmoni e ad ogni espirazione lo stesso volume ne fuoriesce. Si ricorda che la composizione dell’aria è comunque diversa, poiché l’aria che perviene agli alveoli lascia ossigeno e asporta anidride carbonica.

La spirometria è un esame del tutto indolore che permette di “misurare il respiro”, cioè sia i volumi d’aria mobilizzabili dall’apparato respiratorio, sia i flussi respiratori.

 

A cosa serve l’esame spirometrico?

 

La spirometria è un esame indispensabile perché consente al medico di :

a)  confermare la diagnosi di malattia dell’apparato respiratorio

b)  valutare la gravità della malattia e di conseguenza di prescrivere il trattamento appropriato

c)  seguire l’andamento della malattia

 

Cos’é lo spirometro?

 

Lo spirometro è uno strumento che permette di misurare quanto efficacemente e velocemente può avvenire lo svuotamento e il riempimento dei polmoni.

Lo spirometro registra le varie misure del respiro e fornisce immediatamente le informazioni necessarie per valutare lo stato di salute dell’apparato respiratorio.

Lo spirometro non consente di misurare tutti i parametri della funzionalità respiratoria.

Alcuni valori si ottengono eseguendo le manovre indicate in una cabina chiusa (questa si chiama pletismografo) o con altri strumenti.

 

Come avviene l’esame spirometrico?

 

La spirometria deve essere eseguita in piedi o seduti con i piedi sul pavimento, senza costrizioni nell'abbigliamento

Seguendo le indicazioni di un operatore, il paziente respira in un boccaglio - con uno stringinaso per evitare perdite d’aria, che falserebbero il risultato dell’esame - prima normalmente, poi effettuando inspirazioni ed ispirazioni forzate in base alle istruzioni ricevute.

 

Cosa misura la spirometria?

 

La spirometria fornisce al medico numerosi parametri sulla presenza o meno di un’alterazione ostruttiva, e quindi di asma bronchiale o di BPCO, o di un’alterazione restrittiva, e quindi di malattie polmonari di altro tipo.

I principali parametri spirometrici utilizzati per la diagnosi di BPCO comprendono:

  • CVF (Capacità Vitale Forzata): E’ il volume massimo di aria che può essere espulsa in un’espirazione forzata, partendo da un’ispirazione completa.
  • VEMS (Volume Espiratorio Massimo nel 1° secondo) (oppure FEV1 dall’inglese). E’ il volume d’aria espulsa nel primo secondo di un’espirazione forzata, partendo da una inspirazione completa, e permette di misurare la velocità di svuotamento dei polmoni.
  • VEMS/CVF: il VEMS espresso come percentuale del CVF (rapporto VEMS/CVF) è un indice clinicamente utile della limitazione del flusso (ostruzione) delle vie aeree.

Il rapporto VEMS/CVF in pazienti adulti normali oscilla tra 70% e 80%; un valore inferiore al 70% indica un deficit ostruttivo e alta probabilità di BPCO.

 

Nel caso in cui questi valori risultino alterati, il medico richiederà di approfondire l’esame con altre misurazioni: come quella dei volumi complessivi del polmone (Capacità Polmonare Totale – CPT e Volume Residuo - VR), della reversibilità dell’ostruzione dei bronchi dopo inalazione di un broncodilatatore (Test di broncodilatazione), della capacità dei polmoni di scambiare i gas tra sangue e aria atmosferica (Test della diffusione del monossido di carbonio), della misura dello sforzo tollerato dal paziente (Test della marcia, test ergometrico).

 

Nel referto il medico riporta anche i grafici della misura che sono chiamati Curva Volume/Tempo e Curva Flusso/Volume, questi gli permettono di valutare meglio i risultati e la qualità della prova e sono molto utili per spiegare la situazione al paziente.

 

Come sono valutati i risultati?

 

Per la valutazione dello stato dell’apparato respiratorio, il medico confronta i risultati ottenuti  con parametri di riferimento, che sono calcolati in funzione dell’età, del sesso e dell’altezza.

Questi parametri sono molto numerosi e importanti per il medico ai fini della diagnosi.

Rapportando i risultati dell’esame spirometrico, con i parametri di riferimento, il medico può valutare lo stato ed il funzionamento dell’apparato respiratorio e può seguire l’evoluzione della malattia nel corso del tempo.

 

Qual è la misura del respiro?

 

Leggere una spirometria è molto difficile, ma questo non compete il paziente. E’  tuttavia importante che anche lui conosca bene i propri valori del respiro.

 

Il parametro che tutti i pazienti dovrebbero imparare a conoscere si chiama  Volume Espiratorio Massimo nel primo Secondo di espirazione forzata – VEMS, cioè il volume d’aria che il paziente può espellere durante il primo secondo di un’espirazione forzata. Questo valore viene espresso in litri (per esempio 4 l al secondo ) e in percentuale rispetto al valore teorico (per esempio 89%). Nel soggetto normale questa percentuale varia tra l’80% ed il 90%, si avvicina al 100% nei bambini. Tanto più è bassa, tanto più è grave l’ostruzione bronchiale misurata in quel momento.

 

Cosa deve fare il paziente prima dell’esame?

 

Non ci sono particolari raccomandazioni da seguire. Tuttavia, è importante  chiedere al  medico che prescrive l’esame se si possono o meno assumere i farmaci abituali prima dell’esecuzione. Se l’esame si svolge nel pomeriggio, si dovrebbe evitare un pasto troppo abbondante. Inoltre, al fine di evitare distorsioni nei risultati, non si devono effettuare sforzi o affaticarsi prima dell’esame.

 

Può accadere che i pazienti, con dolori al torace e con tosse frequente, non riescano ad eseguire una prova soddisfacente.

 

Quanto tempo dura un esame spirometrico?

 

La durata dell’esame di base dipende molto dal rapporto tra tecnico e paziente, il quale deve cercare di seguire al meglio le istruzioni ricevute. Normalmente, un esame completo dura circa 30 minuti.

Se la spirometria indica un’ostruzione dei bronchi l’esame viene ripetuto per misurare il VEMS, dopo l’inalazione di un farmaco che dilata i bronchi ostruiti.

 

Se il VENS torna normale, il medico ha un importante elemento per la diagnosi di asma bronchiale.

 

Come si esegue la spirometria di base?

  • Mettere lo stringinaso
  • Stringere il boccaglio tra le labbra per evitare perdite di aria dalla bocca
  • Inspirare profondamente (per riempire completamente i polmoni)
  • Espirare con tutta forza e velocemente, fino al completo svuotamento dei polmoni
  • Inspirare nuovamente e rilassarsi


La fase espiratoria forzata deve continuare fino al completo svuotamento dei polmoni e per almeno 6 secondi, ma in caso di BPCO, può durare fino a 15 secondi o più.

 

Cos’è il Picco di Flusso Espiratorio conosciuto come PEF?

 

Anche a casa l’asmatico può misurare il proprio respiro, grazie ad un piccolo apparecchio che si chiama Misuratore del Picco di Flusso Espiratorio (PEF).

Il PEF, in inglese si dice Peak Expiratory Flow, è un numero che indica la massima velocità con cui si è capaci di espellere l’aria dai polmoni e si esprime in litri al minuto (per esempio 450). Il valore è più alto quando le vie aeree non sono ostruite, ma diminuisce quando si ha un’ostruzione del flusso aereo.

 

La misura del PEF  deve essere effettuata agli orari stabiliti dal medico, prima o dopo la terapia. È una misura che permette di valutare la gravità dell’asma e di seguirne l’evoluzione nel tempo. È utile dunque misurare il PEF regolarmente ed in ogni caso ogni volta che ci si sente mancare il respiro. Le rilevazioni riportate su un grafico per un periodo breve (una o due settimane) o lungo, permettono al malato e al medico una immediata e precisa valutazione del controllo dell’asma.

 

Come si misura il PEF?

 

Non si tratta di un’operazione difficile, né fastidiosa. Normalmente viene insegnato in ospedale, o in ambulatorio, da un tecnico di funzionalità respiratoria o da un infermiere.

 

La rilevazione va effettuata almeno due volte al giorno, al risveglio, prima di assumere i farmaci antiasmatici e prima di andare a dormire, subito dopo aver assunto i farmaci.

In alcuni casi si può usare il PEF solo una volta al giorno, o solo di tanto in tanto, ma questo deve essere concordato con il proprio medico.

  1. Controllare che l’indicatore del numero del PEF sia in posizione “zero”
  2. Restare in piedi
  3. Tenere l’apparecchio in posizione orizzontale, stando attenti a non bloccare l’indicatore (o  cursore) con le dita
  4. Inspirare profondamente e poi buttare fuori l’aria soffiando il più forte possibile, mantenendo le labbra ben strette attorno al boccaglio
  5. Scrivere il numero dove è arrivato il cursore su un foglietto
  6. Ripetere l’operazione tre volte, per ogni rilevazione, e scrivere il numero più alto dei tre registrati sul proprio “diario” del PEF.

 

Come si interpretano i valori del PEF?

 

I valori registrati sono confrontati con valori teorici, in base all’altezza, il sesso e l’età del paziente. Tuttavia, nel caso del PEF il medico non si riferisce alla percentuale tra valore ottenuto e valore di riferimento (come avviene nella spirometria), ma a quello che viene chiamato migliore valore personale e alla variabilità di questo valore nella giornata.

 

Il migliore valore personale è quello che si può ottenere quando l’asma è sotto controllo. Il medico insegnerà al paziente come adattare la terapia, se i valori rilevati sono inferiore dell’80% del migliore valore personale dopo terapia, o se la variabilità giornaliera è superiore del 20%, sempre dopo terapia.

 

Testo realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Tecnici di Funzionalità Respiratoria – A.I.T.F.R.



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tags: allergia, asma, bambini asmatici


Le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non intendono in alcun caso sostituire le indicazioni che possono essere ottenute direttamente da un medico che valuti il singolo caso. Inoltre le indicazioni relative a farmaci, procedure mediche o terapie in genere hanno un fine unicamente illustrativo e non possono sostituirsi alla prescrizione di un medico.


  


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