In questo casi il mal di testa insorge rapidamente, di solito senza alcun preavviso e nel giro di pochi minuti diventa molto intenso. Il dolore è tipicamente unilaterale, pulsante e localizzato nell’area temporo-orbitaria. Durante un cluster di solito il dolore si sviluppa sempre dalla stessa parte e spesso il lato sarà sempre lo stesso per tutta la vita. Meno frequentemente il dolore cambia di lato nel periodo successivo, e ancor più raramente si avrà un’alternanza destra-sinistra. L’algìa viene spesso descritta come acuta, penetrante, bruciante. Tra le espressioni più comuni: “mi sento come se avessi un ferro rovente nell’occhio” o “è come se l’occhio mi uscisse dall’orbita”.
Durante la crisi non si riesce a stare fermi – a volte si cammina avanti e indietro, altre ci si dondola sulla sedia – nel tentativo di alleviare la percezione del dolore. Allo stesso scopo si comprime la zona dolorosa (ad esempio l’occhio) con la mano o si applica qualcosa di freddo o di caldo sul cuoio capelluto. A differenza di quanto accade nell’emicrania, in caso di cefalea a grappolo si rifugge dalla posizione sdraiata, che sembra peggiorare il dolore.
Durante gli attacchi vi è anche una preferenza a stare da soli, magari rimanendo all’aperto (anche al freddo) per tutta la durata del dolore. Alcuni arrivano ad urlare, picchiare la testa sul muro o farsi del male per distrarsi. Altri trovano sollievo nell’esercizio (corsa sul posto, flessioni, etc). Altri, nel timore di un attacco notturno, restano svegli, ma, così facendo, comprimono le fasi del sonno e possono incorrere in un attacco pochi minuti dopo l’addormentamento. Nei casi peggiori s’instaura un circolo vizioso che conduce sia alla cefalea che all’insonnia (con rischi di depressione [e di pensieri suicidari]).
Tra gli altri sintomi vi sono: lacrimazione e arrossamento dell’occhio dal lato affetto, edema periorbitario, rinorrea e arrossamento del viso (sempre dallo stesso lato); sudorazione, pallore, miosi (restringimento del diametro della pupilla), ptosi (abbassamento) palpebrale. In alcuni casi può succedere che alcuni di questi sintomi (ad es. la miosi e la ptosi) persistano dopo attacchi particolarmente lunghi.
Può anche succedere che compaiano alcune caratteristiche tipiche del’emicrania (es. nausea, ipersensibilità a luci e suoni, aura, etc).
Di solito un cluster dura da 2 a 12 settimane (ma anche più di un anno). Data d’inizio e durata del ciclo sono spesso sorprendentemente consistenti da una volta all’altra. Può esservi una stagionalità, ad esempio ogni primavera od ogni autunno. Ma col tempo i cicli possono diventare imprevedibili per frequenza e durata.
Durante un ciclo gli attacchi possone essere uno o più al giorno ed il singolo attacco può durare da 15 minuti a 3 ore, spesso iniziando alla stessa ora. Quelli notturni sono più frequenti di quelli diurni e, durante il sonno, spesso insorgono durante la fase onirica (fase R.E.M.).
La cefalea a grappolo spaventa chi ne è colpito e anche chi vi assiste; gli attacchi sembrano intollerabili, ma di solito il dolore termina all’improvviso così come era iniziato. Finito l’attacco non residua alcun dolore, ma ci si sente esausti. Durante un ciclo il sollievo tra un attacco e l’altro può essere questione di poche ore o può durare un giorno (fino all’attacco successivo).
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