A cura di: Alexan Alexanian*
Ultimo aggiornamento: Maggio 2009
I condilomi (dal greco kondyloma = pomello, nocca; detti anche “creste di gallo”) sono un’affezione muco-cutanea dell’area anogenitale. Si presentano come piccole escrescenze carnose (del colore della carne) dall’aspetto di cavolfiore, generalmente piccole, ma che possono anche moltiplicarsi dando luogo a grossi agglomerati a grappolo.
La proliferazione della pelle e delle mucose è dovuta all’infezione da parte di un papillomavirus (Human Papilloma virus, HPV), un virus della classe dei papovavirus (a DNA e senza pericapside). A tutt’oggi sono noti almeno 84 genotipi diversi di HPV (per alcuni studiosi oltre 130) e, di questi, circa 40 sono stati trovati nei condilomi.
Sono virus molto specie-specifici, ad esempio non infettano animali di laboratorio e non sono sensibili all’acyclovir (un antivirale). Di regola gli HPV che causano i comuni condilomi della pelle, non infettano l’epitelio delle mucose e viceversa.
Fino al 1907, quando ne fu dimostrata l’origine virale, si riteneva che i condilomi fossero una particolare manifestazione clinica della sifilide o della gonorrea. Si tratta in effetti di una malattia sessualmente trasmissibile (MST), e tra le più comuni: si stima che il 75% della popolazione entri in contatto con il virus almeno una volta durante la vita.
Secondo il Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta (il maggior osservatorio epidemiologico degli Stati Uniti) le donne sono più colpite degli uomini, secondo un rapporto di 1,4:1. Riguardo all’età, la fascia più colpita sarebbe quella dai 15 ai 25 anni.
Anche se facilmente trattabili, rappresentano un serio problema di salute pubblica: l’HPV è stato associato al tumore della cervice e, più raramente, ad altri tipi di neoplasie ano-genitali. Un particolare problema di trattamento può essere costituito dai pazienti immunosoppressi (ad esempio individui affetti da AIDS o in terapia con agenti immunosoppressivi, come nel caso di chi ha effettuato un trapianto renale). La prognosi è buona nella maggior parte dei casi.
*A cura di: Alexan Alexanian - Medico di Medicina Generale, Milano
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