Non esiste una cura per guarire dalla dermatite atopica, il soggetto affetto in genere guarisce spontaneamente dopo qualche anno, e solo in pochi casi la dermatite persiste per tutta la vita. Quindi, l’obiettivo della terapia è quello di ridurre più possibile i sintomi e le riacutizzazioni, adottando abitudini e cure quotidiane anche nei momenti di remissione.
Il primo scopo della terapia è di mantenere la pelle più idratata ed elastica possibile, andando a contrastare la secchezza e la fragilità che caratterizzano la dermatite atopica.
Il primo passo una corretta igiene cutanea, che si basa sul fare tutti i giorni un bagno in acqua tiepida per 15-20 minuti aggiungendo all’acqua sale marino (1 pugno se si usa una vaschetta, 3-4 se si fa nella vasca da bagno), bicarbonato (2 cucchiai se si usa una vaschetta, 4 se si fa nella vasca da bagno), o permanganato di potassio (1 grammo ogni 15 litri di acqua). Dopo 15-20 minuti di bagno la pelle e i capelli vanno lavati con detergenti ipollergenici e con azione antibatterica e antifungina, evitando saponi o shampoo con pH alcalino o acido. Finito il bagno la pelle va asciugata tamponando e non strofinando, e va unta con una crema emolliente quando è ancora umida (entro 3 minuti).
Il trattamento principale si basa sull’uso quotidiano di emollienti che rinforzino la barriera cutanea, rendendo la pelle meno secca ed irritabile. L’utilizzo di antibiotici, cortisonici ed antistaminici è da considerare nei casi più gravi e nelle riacutizzazioni, solo su indicazione medica.
Per ridurre la secchezza cutanea bisogna spalmare la cute con creme emollienti più o meno grasse a seconda della sintomatologia. La crema va applicata subito dopo il bagno, quando la pelle è ancora umida per bloccare l’acqua all’interno e mantenerla elastica, durante la giornata le applicazioni vanno ripetute da 2 a 4 volte a seconda del caso, in particolare nelle zone più soggette a dermatite. La quantità di crema da applicare deve essere corretta se si vuole ottenere l’effetto, e può essere facilmente calcolata considerando una semplice proporzione: la quantità necessaria ad incremare una superficie grande come un palmo di mano è quella che presa dal barattolo sta su una falange del dito di quella mano.
Nei momenti di riacutizzazione o nei casi più gravi la sola idratazione non è sufficiente e pertanto bisogna ricorrere all’utilizzo di farmaci, che possono essere assunti per via topica (pomate e/o creme da mettere sulle lesioni) o per via sistemica (terapia per bocca). La terapia serve a ridurre l’infiammazione (cortisonici), l’infezione (antibiotici), e il prurito (antistaminici), e a modulare il sistema immunitario (immunomodulatori). La terapia farmacologia, quale essa sia va sempre impostata con un medico.
Il cortisonico va utilizzato solo sulle zone dove vi sono lesioni particolarmente estese o di difficile risoluzione, ma per periodi limitati in modo da ridurre gli effetti collaterali, trattandosi di una terapia cronica. La dose e i tempi di applicazione stabiliti caso per caso, e tendenzialmente vanno preferite le pomate alle creme, per l’effetto barriera che creano aiutando a trattenere l’acqua nella pelle, facendo, quindi, diminuire la secchezza cutanea. Solo in rari casi si deve ricorrere a cortisonici sistemici, visti gli effetti collaterali correlati.
Per quanto riguarda questi ultimi, essi dipendono dalle dosi, dalla via di somministrazione, dalla durata della terapia e dal tipo di molecola cortisonica utilizzata, esistono, infatti, diversi tipi di cortisonici più o meno potenti.
In età pediatrica, possono determinare ritardo della crescita, insulinoresistenza, deficit nella mineralizzazione ossea, irritabilità, e ipertensione. Se utilizzati per lunghi periodi possono determinare atrofia e striature, pertanto l’uso sul viso o su zone di pelle sottile dev’essere molto limitata.
Tutto ciò va tenuto in considerazione, ed è per questo che la terapia deve essere impostata e monitorata da un medico, ma considerato che gli effetti collaterali sistemici sono molto ridotti se si utilizza la somministrazione topica cutanea e che nella maggioranza dei casi è molto limitata nel tempo, la terapia cortisonica non deve essere demonizzata, ma utilizzata correttamente quando necessario.
Spesso in seguito al grattamento e alle condizioni di diminuzione dell’effetto barriera dello strato cutaneo la pelle può infettarsi, per il passaggio di batteri o funghi/muffe negli strati profondi creando un quadro di impetiginizzazione (infezione della cute), e talora di follicoline (infezione dei bulbi piliferi). Anche in questo a seconda della gravità e dell’estensione dell’infezione si può valutare una terapia antibiotica topica (cutanea) o una terapia sistemica. Spesso si utilizzano prodotti contenenti antibiotico e cortisone, che spalmati sulla pelle uniscono l’effetto antinfiammatorio a quello antinfettivo.
Gli antistaminici in genere vengono usati per via sistemica e hanno azione antipruriginosa e sedativa. Essi hanno solo un effetto palliativo, ma facendo diminuire il prurito, aiutano ad interrompere il circolo vizioso prurito-grattamento-infezione/infiammazione-prurito. Il maggior effetto collaterale è la sedazione, che però dipende da farmaco a farmaco e dalla dose. Somministrata.
Gli immunomudolatori sono farmaci che vanno a inibire la liberazione di alcuni mediatori dell’infiammazione a livello cutneo. Al momento esistono ancora pochi studi che confermino la loro azione e che abbiano determinato gli eventuali effetti collaterali. Pertanto, il loro uso non è indicato prima dei 2 anni di età e viene riservato solo ai casi in cui la restante terapia abbia fallito. Nella dermatite atopica il loro utilizzo è solo cutaneo e circoscritto alle zone affette, per il più breve tempo possibile e sospeso non appena i sintomi si risolvono. Indicativamente pare avere la stessa efficacia dei cortisonici, ma all’inizio può creare bruciore e arrossamento, che poi si risolvono sponatenamente. Possono essere utilizzati contemporaneamente o in seguito ai cortisonici.
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