A cura di: Alexan Alexanian*
Ultimo aggiornamento: Marzo 2007
Il diabete mellito è una malattia caratterizzata dalla presenza di elevate concentrazioni di zucchero nel sangue. Rappresenta la forma più comune di malattia dell’apparato endocrino, cioè di quel gruppo di organi del nostro corpo in grado di produrre ormoni.
E’ difficile determinare la prevalenza del diabete, cioè la percentuale di soggetti malati rapportati alla popolazione sana. Se consideriamo l’iperglicemia a digiuno (cioè una elevata concentrazione di zucchero nel sangue a digiuno) la prevalenza negli Stati Uniti si aggira intorno all’1-2%, mentre per il diabete mellito di tipo 2, tale prevalenza potrebbe attestarsi intorno al 3 %. Dati statistici italiani risalenti ad una indagine del 1997 attestano la prevalenza di questa malattia nel nostro Paese intorno al 3.4%.
La diagnosi di diabete mellito si effettua mediante un doppio prelievo di sangue, uno effettuato a digiuno ed eventualmente uno effettuato dopo assunzione di zuccheri (il cosiddetto test di tolleranza al glucosio). Sul campione di sangue prelevato viene quindi determinata la concentrazione di zucchero (in termini medici si parla di glicemia) e per la diagnosi si fa riferimento ai seguenti valori:
Normoglicemia | Glicemia a digiuno <110 mg/dl e glicemia a 2 ore dal carico orale <140 mg/dl |
Alterata glicemia a digiuno | Glicemia a digiuno >uguale 110 ed <126 mg/dl |
Ridotta tolleranza al glucosio | Glicemia a 2 ore dal carico orale >uguale 140 e <200 mg/dl |
Diabete Mellito | Glicemia a digiuno >uguale 126 mg/dl oppure glicemia a 2 ore dal carico orale ³ 200 mg/dl oppure sintomi di diabete mellito e glicemia plasmatica casuale ³ 200 mg/dl |
Diabete Mellito Gestazionale | Glicemia a digiuno >uguale 126 mg/dl oppure Glicemia ad 1 ora dal minicarico >uguale 200 mg/dl oppure 2 valori alterati ad un carico orale di 100 gr. di Glucosio di 3 ore |
Per la classificazione del diabete mellito si può far riferimento a quella indicata dal National Diabetes Data Group, che suddivide le forme primitive da quelle secondarie. La forma primitiva è quella in cui non sono presenti malattie associate, mentre le forme secondarie sono quelle forme di diabete associate ad altre condizioni patologiche che provocano o favoriscono un incremento del livello di zuccheri nel sangue. In linea generale il diabete mellito è nella maggioranza dei casi di tipo primitivo. In tale ambito si può differenziare un diabete mellito di tipo 1 (cosiddetto insulino-dipendente) da un diabete mellito di tipo 2 (non insulino-dipendente).
Cerchiamo di capire perché un soggetto diventa diabetico. Il glucosio (che è il carburante più utilizzato dalle cellule dei nostri organi) per poter entrare nella maggior parte delle cellule e dei tessuti necessita di un mezzo di trasporto che è rappresentato dall’insulina. L’insulina è un ormone prodotto dalle cellule del pancreas, un organo a funzioni endocrine appartenente all’apparato gastroenterico, che ha il doppio scopo di favorire la digestione e di produrre ormoni.
La distruzione delle cellule del pancreas può portare alla riduzione della produzione dell’insulina e quindi alla comparsa del diabete. Questo è quello che succede solitamente nel diabete mellito di tipo I (detto solitamente insulino-dipendente). Le persone affette sono per lo più giovani (generalmente sotto i 40 anni), in cui, per motivi ancora non del tutto chiari (gli studiosi avrebbero evidenziato una componente genetica, infettiva e/o autoimmunitaria), si ha la morte delle cellule del pancreas deputate alla produzione di insulina, con conseguente incapacità del glucosio ad entrare nelle cellule ed essere utilizzato dalle stesse.
Il diabete mellito di tipo 2 è invece la forma più comune di diabete ed interessa solitamente persone più anziane con eccezione di una particolare forma (il cosiddetto MODY – Maturity-Onset Diabetes of the Young) che colpisce persone giovani, può essere trasmessa da una generazione all’altra e si manifesta con una lieve iperglicemia. Il diabete mellito di tipo 2 è una malattia tipica dei paesi industrializzati ed è legato sostanzialmente ad una iperalimentazione. Infatti il maggiore fattore predisponente è l’obesità; in realtà nei soggetti con diabete mellito di tipo 2 si è evidenziata sia una ridotta produzione di insulina sia un fenomeno noto come insulino-resistenza (cioè una incapacità da parte dell’insulina di trasportare il glucosio nelle cellule).
I pazienti con diabete mellito di tipo 2 presentano quindi due caratteristiche fisiopatologiche principali: hanno una produzione anomala di insulina da un alto e dall’altro una resistenza dell’insulina nei tessuti bersaglio. C’è un dibattito scientifico molto acceso sulla modalità e sulla tempistica attraverso cui l’insulino-resistenza e la ridotta produzione di insulina interagiscano tra loro. Probabilmente una predisposizione genetica presente nel soggetto diabetico determina un aumento della secrezione di insulina. Questo porterebbe ad una modificazione del metabolismo del glucosio tale da indurre le cellule dell’organismo a difendersi, riducendo la propria sensibilità all’insulina. Quindi nel decorso della malattia si possono solitamente identificare tre fasi.
Una prima fase si caratterizza per la presenza di una normale concentrazione di zucchero nonostante una iperproduzione di insulina. A tale fase ne seguirebbe una seconda in cui appare progressivamente una resistenza all’insulina con conseguente peggioramento della tolleranza al glucosio e comparsa di elevate concentrazioni di zucchero nel sangue solo nella fase immediatamente successiva ad un pasto. Nella terza ed ultima fase, corrispondente alla comparsa del diabete vero e proprio, alla resistenza verso l’insulina si aggiungerebbe anche una progressiva riduzione di produzione, con conseguente comparsa di iperglicemia a digiuno.
Da quanto detto fino ad adesso si può comprendere quelli che sono gli interventi terapeutici nei confronti del diabete. Nella forma di tipo I la terapia principale è l’insulina stessa, che il paziente solitamente assume attraverso piccole iniezioni sotto la pelle in prossimità dei pasti. Per il diabete mellito di tipo 2 si utilizzano farmaci che riducono la glicemia da prendere per bocca e se non sufficienti l’insulina.
*A cura di: Alexan Alexanian - Medico di Medicina Generale, Milano
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obesità Le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non intendono in alcun caso sostituire le indicazioni che possono essere ottenute direttamente da un medico che valuti il singolo caso. Inoltre le indicazioni relative a farmaci, procedure mediche o terapie in genere hanno un fine unicamente illustrativo e non possono sostituirsi alla prescrizione di un medico.