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Dislipidemie
Cos'Ŕ

A cura di: Antonio Sorgente*
Ultimo aggiornamento: Luglio 2007

 

La dislipidemia è una condizione clinica caratterizzata da un incremento dei grassi circolanti nel sangue.

 

Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato come la dislipidemia rappresenti un fattore di rischio. Per fattore di rischio si intende una caratteristica che ogni individuo può avere, che lo predispone ad andare incontro alla malattia coronarica (vale a dire all’infarto miocardico). Tra gli altri fattori di rischio ricordiamo l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, il fumo di sigaretta e la sedentarietà. 

 

La dislipidemia è un fattore di rischio modificabile, vale a dire, è un fattore di rischio controllabile da un lato con la dieta e, li’ dove questa non sia sufficiente, con i cosiddetti farmaci ipocolesterolemizzanti o ipolipemizzanti. Combattere i fattori di rischio è l’approccio migliore per ridurre il rischio di ciascun individuo di avere una malattia coronarica.

 

I lipidi o grassi sono una classe di sostanze fondamentali per il nostro organismo, così come lo sono le proteine e gli zuccheri. Essi infatti rappresentano una fonte di energia diretta (dopo gli zuccheri e le proteine) e una forma di accumulo della energia stessa; partecipano alla formazione delle membrane cellulari (cioè delle pareti che circondano ciascuna cellula) e sono associati ad alcune vitamine indispensabili per la sopravvivenza (vedi la vitamina A, D e K). I lipidi a cui si fa solitamente riferimento in medicina sono il colesterolo e i trigliceridi.

 

Essendo il sangue una miscela idrosolubile, cioè fatta prevalentemente di acqua, colesterolo e trigliceridi, insolubili in acqua, vengono trasportati in circolo attraverso delle proteine plasmatiche specifiche, denominate proprio in virtù di questa loro funzione, LIPOPROTEINE. Le lipoproteine più frequentemente citate nel gergo medico sono le HDL (high density lipoproteins cioè lipoproteine ad alta densità) e le LDL (low density lipoproteins ovvero lipoproteine a bassa densità), che rappresentano rispettivamente il colesterolo buono e il colesterolo cattivo. Le HDL trasportano i grassi dalle arterie al fegato mentre al contrario le LDL favoriscono l’accumulo dei grassi in periferia.

 

I grassi non rappresentano un pericolo diretto per la salute dell’uomo, fino a quando la loro concentrazione non supera un valore raccomandato. Infatti, quando l’apporto di grassi con la dieta è superiore alle necessità dell’organismo o nel caso in cui vi sia una predisposizione genetica, quello che può verificarsi è un accumulo di queste sostanze in alcuni organi come il fegato e nei vasi sanguigni. L’accumulo dei grassi nella parete delle arterie (i vasi sanguigni che notoriamente trasportano i nutrimenti e l’ossigeno agli organi) può creare dei restringimenti e predispone all’infarto ed in generale alla malattia coronarica. Partendo da tale principio, si capisce come quelle lipoproteine che liberano le arterie dai grassi (le HDL) trasportandole al fegato rappresentano il cosiddetto colesterolo buono mentre quelle che le fanno accumulare nella parete delle arterie (le LDL) rappresentino il colesterolo cattivo.

 

L’accumulo dei grassi nelle arterie con tutte le alterazioni cellulari che ne conseguono sono all’origine del processo di ATEROSCLEROSI, cioè di invecchiamento progressivo delle arterie e degli organi ad esse correlati.

 

Da qui emerge l’estrema variabilità con cui può manifestarsi l’accumulo di grassi nel sangue, proprio in dipendenza dell’organo più sensibile a tale accumulo. Generalmente la manifestazione più importante è l’infarto cardiaco, tuttavia il processo di aterosclerosi può manifestarsi anche con alterazioni della circolazione cerebrale (in questo caso si può avere un ictus) o con un deterioramento della funzione di altri organi come  i reni, l’intestino o i muscoli scheletrici.

 

Si sottolinea quindi il concetto che la dislipidemia, così come si è visto per l’ipertensione arteriosa e per il diabete mellito, è una condizione clinica che può rimanere per anni del tutto ASINTOMATICA, per poi manifestarsi improvvisamente ed in modo drammatico, ad esempio, con un infarto Da qui la necessità della prevenzione, vale a dire di un controllo periodico dei livelli dei grassi nel sangue, allo scopo di ridurre al minimo quelli che definiremmo gli effetti collaterali della dislipidemia. Da una serie di studi clinici, è emerso che esiste un rischio aumentato di malattia coronarica quando il colesterolo totale è superiore a 200 mg/dl, quando il colesterolo cattivo LDL è superiore a 160 mg/dl e quando il colesterolo buono HDL è inferiore a 40 mg/dl. Nel caso in cui un individuo abbia la pressione alta o il diabete o sia un fumatore attivo, va considerato a rischio già un livello di colesterolo LDL superiore a 130 mg/dl. Infine nel caso in cui un soggetto sia già andato incontro ad un infarto cardiaco, il livello di colesterolo LDL non dovrebbe mai superare i 100 mg/dl.

 

I trigliceridi sono l’altra classe fondamentale nell’ambito dei lipidi. Anch’essi non vanno sottovalutati; il loro livello del sangue dipende piu’ strettamente dalla alimentazione effettuata dal paziente nelle ore precedenti ad un prelievo di sangue (capita spesso infatti di riscontrare elevati livelli di trigliceridi dopo pasti abbondanti effettuati nelle 12 ore precedenti la rilevazione laboratoristica). Il valore normale per i trigliceridi è inferiore a 150 mg/dl, mentre si considera ipertrigliceridemia il rilievo di valori superiori a 200 mg/dl.

 

 

 

*A cura di: Antonio Sorgente - Medico Chirurgo, Cardiocentro Ticino, Lugano



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tags: alimentazione, dieta, dislipidemie, infarto, ipertensione, obesitÓ, peso ideale


Le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non intendono in alcun caso sostituire le indicazioni che possono essere ottenute direttamente da un medico che valuti il singolo caso. Inoltre le indicazioni relative a farmaci, procedure mediche o terapie in genere hanno un fine unicamente illustrativo e non possono sostituirsi alla prescrizione di un medico.


  


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