L’unico trattamento efficace per questa patologia è costituito dalla chirurgìa. Il trattamento tempestivo di un foro o di una lacerazione prima che si sviluppi il distacco, o del distacco prima che venga coinvolta la macula, quasi certamente permetterà di conservare la funzione visiva. Le varie procedure possono essere svolte in anestesia locale, ma in alcuni casi si preferirà l’anestesia generale. Quasi sempre la dimissione è possibile in giornata. Le tecniche di seguito riportate possono essere variamente associate tra loro ed integrate da procedure accessorie come la puntura evacuativa del liquido sottoretinico, la sostituzione del corpo vitreo – con gas od olio di silicone – e l’estrazione del cristallino.
CICATRIZZAZIONE DELLE LACERAZIONI RETINICHE. Sono disponibili due procedure, entrambe eseguibili in regime ambulatoriale; la guarigione normalmente richiede circa due settimane durante le quali la visione può risultare un po’ offuscata. La fotocoagulazione utilizza un raggio laser in modo da “saldare” la retina al tessuto sottostante. Questa tecnica non richiede alcuna incisione chirurgica e produce meno irritazione rispetto alla criopessìa che utilizza il freddo e viene preferita in caso di lacerazioni difficilmente accessibili al laser (generalmente alla periferia della retina).
CHIRURGIA PER IL DISTACCO DI RETINA. Le procedure più comunemente usate per riappianare il distacco di retina sono tre e, a volte, vengono eseguite congiuntamente alla fotocoagulazione o alla criopessìa. Sono in grado di trattare con successo oltre il 90% dei distacchi di retina, anche se a volte è necessario un secondo trattamento. Il pieno recupero della vista non può essere giudicato che dopo qualche mese e non è sempre garantito, molto dipende dal grado di coinvolgimento della macula e dalla durata del distacco prima dell’intervento. Per un certo periodo – consultare l’oculista – sarà consigliabile astenersi dal lavoro, dallo sport e dalla guida dell’auto.
La retinopessìa pneumatica, tecnica di norma eseguibile in ambulatorio in anestesia locale, trova indicazione nei distacchi relativamente non complicati della metà superiore della retina: viene immesso del gas espansibile nella cavità vitrea in modo da far riaderire la retina alla parete posteriore dell’occhio; l’umor vitreo che si era insinuato dietro la retina si riassorbirà in alcuni giorni, mentre il riassorbimento del gas richiederà alcune settimane; durante questo periodo bisogna evitare di trovarsi in situazioni di depressione atmosferica (viaggi in aereo, permanenza in altitudine) in quanto ciò avrebbe l’effetto di far espandere il gas troppo rapidamente. Finchè il gas non si riassorbe va evitata anche la posizione supina, altrimenti aumentano i rischi di cataratta o di ipertensione endo-oculare. Rispetto al cerchiaggio sclerale presenta un minor tasso di successo, ma può evitare la necessità di un’anestesia generale e di procedure più invasive. Raramente può dar luogo ad alcune complicazioni. Generalmente, eventuali recidive possono essere trattate con altre procedure chirurgiche.
La chirurgia più comune per il trattamento del distacco di retina è il cerchiaggio sclerale: è possibile eseguirlo al di fuori della sala operatoria solo per le forme sicuramente non complicate. In sintesi viene applicata una bandeletta in silicone (di varia consistenza – spugnosa o solida – e di varia dimensione) sulla superficie esterna dell’occhio, in modo da esercitare una pressione verso l’interno che faciliti l’avvicinamento della superficie interna alla retina lacerata. La retina viene rifissata con una sonda congelante ed il liquido accumulatosi sotto la retina viene drenato all'esterno. Tra le complicazioni di questa procedura (in larga parte comuni a quelle dela retinopessìa pneumatica) vi è anche la diplopìa (visione doppia) per il possibile coinvolgimento dei muscoli che controllano i movimenti oculari; la diplopia è a sua volta chirurgicamente correggibile.
La vitrectomia. Quando le due tecniche precedenti non sono possibili o se le trazioni sulla retina sono particolarmente marcate o ancora se un sanguinamento o uno stato infiammatorio precludono la visione della retina da parte dell’operatore è possibile che lo stesso consigli la rimozione dell’umor vitreo opacato mediante una minuscola incisione della sclera (il “bianco dell’occhio”). L’introduzione di una sonda luminosa consente di rimuovere il vitreo ed eventuali tessuti cicatriziali. La vitrectomia viene completata con l’introduzione di una soluzione salina che, ristabilendo il volume rimosso, permette di mantenere la forma e la pressione normale dell’occhio. La procedura, spesso completata da un cerchiaggio sclerale, dura poco più di sessanta minuti, ma può durare anche diverse ore. Il recupero, accompagnato da varie sensazioni fastidiose all’occhio, richiede fino a un mese. Anche in questo caso sono possibili delle complicazioni.
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oculistica Le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non intendono in alcun caso sostituire le indicazioni che possono essere ottenute direttamente da un medico che valuti il singolo caso. Inoltre le indicazioni relative a farmaci, procedure mediche o terapie in genere hanno un fine unicamente illustrativo e non possono sostituirsi alla prescrizione di un medico.