Ci sono molti dibattiti su chi deve fare terapia antivirale, accordo certo c’è per quei pazienti che mostrano un danno epatico di moderata o severa entità (documentato all’esame istologico della biopsia epatica) e che presentino aumento delle transaminasi (esami del sangue che valutano la funzione epatica). La terapia nei pazienti con cirrosi conclamata e nei quali già si è manifestata ascite dovrebbe essere effettuato con estrema cautela e solo in casi selezionati. Un discorso a parte meritano quei soggetti in cui il danno epatico è lieve e che non mostrano alterazione delle transaminasi: secondo alcuni è sufficiente un controllo periodico per intervenire solo in caso di “aggravamento” delle condizioni epatiche, secondo altri autori il trattamento dovrebbe comunque essere effettuato. I farmaci attualmente disponibili sono l’interferone e la ribavirina, che si usano in associazione anche se esistono alcune condizioni che limitano l’uso alla sola terapia interferone.
INTERFERONE o meglio “interferone peghilato alpha”: viene somministrato tramite iniezione sottocutanea 1 volta alla settimana, per una durata complessiva di massimo 12 mesi. La durata della terapia dipende dal genotipo virale (48 settimane per i genotipi 1 e 4; e 24 settimane per 2 e 3) e dalla risposta alla terapia (si dovrebbe interrompere la terapia antivirale dopo 12 settimane se non c’è risposta).
RIBAVIRINA: sono compresse che si assumono giornalmente durante tutto il periodo di terapia antivirale, la dose dipende dal genotipo virale e dal peso del paziente (da 4 a 6 al giorno divise in due somministrazioni).
A cura del Gruppo EBM Gastroenterologia San Filippo Neri Roma, per AIGO
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