A cura di: Fabrizio Pregliasco e Stefano Schieppati*
Ultimo aggiornamento: Ottobre 2007
La febbre tifoide è una malattia acuta trasmessa dal batterio Salmonella typhi che, nei paesi dove è endemica, colpisce soprattutto la popolazione infantile. Dopo un’incubazione di 3 giorni - 3 mesi, generalmente 1-3 settimane, insorge la caratteristica sintomatologia che prostra il malato e lo mette in pericolo di vita, il tasso di letalità è del 10% senza trattamento e scende a meno dell’1% se si ricorre tempestivamente alla terapia antibiotica. Le forme più severe sono di solito a carico delle fasce di popolazione maggiormente fragili, quindi: lattanti, anziani e soggetti con malattie concomitanti (neoplasie, immunodepressione, cardiopatie) inoltre la suscettibilità all’infezione è aumentata da aclorìdria, terapia antiacida, chirurgia gastrointestinale a causa della mancata protezione da parte dell’acidità gastrica che in condizioni normali protegge il soggetto eliminando gran parte dei batteri ingeriti.
La trasmissione avviene per via fecale-orale. Il contagio può essere diretto, attraverso le mani, oppure indiretto, tramite l’ingestione di acqua ed alimenti (verdure, latte, carni, molluschi o frutti di mare, uova) contaminati. Il serbatoio d’infezione è rappresentato dall’uomo malato o portatore.
Il microrganismo penetra nel soggetto attraverso la via alimentare e, giunto nell’intestino, viene assorbito entrando nel circolo dove se non eliminato dal sistema immunitario comincia una replicazione che si trasforma nell’invasione di colecisti e placche del Peyer (organi linfoidi presenti nella parete intestinale) le quali possono andare in contro a perforazione causando l’aggravamento del quadro clinico.
La malattia è diffusa a livello mondiale e colpisce circa 17 milioni di persone l’anno con oltre mezzo milione di decessi per le complicanze. Nel nostro paese i casi, circa 2 su 100.000 abitanti/anno, si sviluppano soprattutto nelle regioni meridionali e specificamente nelle zone costiere.
La vaccinazione antitifica non è richiesta per i viaggi internazionali, ma è raccomandata per chi viaggia verso aree nelle quali vi è un rischio riconosciuto di esposizione alla Salmonella Typhi.
Il rischio è più elevato per i viaggiatori nel Subcontinente Indiano e in altri Paesi in via di sviluppo (Asia, Africa e America Latina), e particolarmente per coloro che viaggiano al di fuori degli usuali itinerari turistici. Anche perché in questi paesi è maggiormente diffusa la presenza di ceppi resistenti alla comune terapia antibiotica e che sono quindi responsabili, non per intrinseca virulenza, delle forme più lunghe e più facilmente causa di complicanze.
*A cura di:
Fabrizio Pregliasco - Ricercatore Universitario per la disciplina Igiene Generale ed Applicata presso l'Istituto di Virologia dell' Università degli Studi di Milano
Stefano Schieppati - Medico Virologia , dell' Università degli Studi di Milano
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