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Fibrillazione Atriale
Cos'è

A cura di: Antonio Sorgente*
Ultimo aggiornamento: Dicembre 2007

 

La fibrillazione atriale rappresenta l’aritmia cardiaca più frequente.

 

Il cuore ha una funzione insostituibile in quanto attraverso la sua azione di pompa fornisce il sostentamento a tutti gli organi del corpo. Dal punto di vista anatomico, è possibile suddividere il cuore in quattro camere: rispettivamente un atrio e un ventricolo di destra e un atrio e un ventricolo di sinistra. Gli atri sono le camere poste in alto. Il ritmo cardiaco spontaneo si forma solitamente negli atri (in particolare nell’atrio di destra); per ragioni che analizzeremo qui di seguito, può accadere che vi sia una interferenza in questo processo tale da determinare una irregolarità della formazione del ritmo cardiaco, chiamata appunto fibrillazione atriale. La fibrillazione atriale infatti è caratterizzata da un’attività elettrica caotica ed una contrazione atriale rapida e disorganizzata.

 

Il numero di persone affette da questa aritmia tende a raddoppiare tra una decade e l’altra, passando dallo 0.5% per la fascia di età compresa tra i 50 e i 59 anni per raggiungere il 9% per i soggetti di età compresa tra gli 80 e gli 89 anni.  Considerando l’invecchiamento progressivo a cui va incontro la popolazione mondiale, si comprende come tale patologia acquisirà sempre più rilevanza in campo sanitario.

 

La fibrillazione atriale in cardiologia è il corrispettivo della febbre in medicina interna. Può essere la manifestazione di esordio di una malattia cardiaca o extracardiaca, misconosciuta o già perfettamente nota.

 

I fattori di rischio cardiovascolari predisponenti alla comparsa della fibrillazione atriale più consistenti sono l’età inoltrata, la pressione alta, l’infarto cardiaco o più in generale la cardiopatia ischemica, infezioni del cuore, la presenza di vie elettriche accessorie, l’insufficienza cardiaca o una valvulopatia (cioè una alterazione patologica a carico di una valvola cardiaca). Cause extracardiache di fibrillazione atriale sono la disfunzione della tiroide, l’ernia iatale o il reflusso gastro-esofageo, l’anemia, il diabete mellito, il feocromocitoma, alcune malattie infiammatorie croniche che comportano un  interessamento cardiaco, neoplasie e malattie polmonari, malattie del respiro, abuso nicotinico e/o alcolico, abuso di caffeina e cocaina, etc. 

 

Esiste infine una forma di fibrillazione atriale che non è possibile associare ad alcuna specifica patologia, detta fibrillazione atriale essenziale, primitiva o isolata. Nell’ambito di questa categoria trovano spazio alcune forme di fibrillazione atriale, cosiddette familiari, legate ad una trasmissione genetica della malattia.

 

Se esistono dei fattori di rischio favorenti la comparsa della fibrillazione atriale, è da sottolineare che la fibrillazione atriale rappresenta essa stessa un fattore di rischio quando si associa a patologie cardiovascolari.

 

Ci sono diversi modi per classificare la fibrillazione atriale. Uno fa riferimento alla patologia sottostante e consiste nel suddividere la fibrillazione atriale in una forma valvolare o reumatica da una forma non valvolare. Tale suddivisione aveva senso soprattutto in passato quando tale aritmia si riscontrava prevalentemente in soggetti con problemi alle valvole cardiache. Oggi risulta alquanto anacronistica poiché la valvulopatia reumatica è una malattia ormai in declino nei paesi occidentali e di raro riscontro nella pratica clinica quotidiana.

 

Un’altra classificazione molto utilizzata in ambito clinico è quella temporale. Una fibrillazione atriale si definisce parossistica quando è autolimintatesi (può avere tuttavia una durata variabile da poche ore a intere giornate), si definisce persistente invece quella forma non autolimitantesi e che viene interrotta attraverso uno specifico trattamento, si definisce infine permanente o cronica quella forma purtroppo refrattaria a qualsiasi trattamento. La forma parossistica può avere una incidenza sporadica o essere frequente.

 

Per comprendere cosa accade durante una fibrillazione atriale, bisogna rifarsi mentalmente ad un circuito di Formula Uno durante il giro iniziale di ricognizione: durante il ritmo sinusale (che è quello regolare, presente in condizioni di normalità), si immagini una progressione ordinata delle automobili in fila uno dietro l’altra e il loro arrivo sequenziale al traguardo. Ogni auto che transita al traguardo corrisponde ad un battito cardiaco. Durante la fibrillazione atriale, le automobili, che prima decorrevano ordinatamente una dietro l’altra, iniziano a scontrarsi disordinatamente raggiungendo il traguardo in modo assolutamente irregolare. Quello che caratterizza infatti questa aritmia è la irregolarità dei battiti cardiaci e talvolta la loro elevata frequenza.

 

Quando gli atri vanno in fibrillazione, non si contraggono più come avviene in condizioni fisiologiche. Per tale motivo, il sangue tende a ristagnare al loro interno e questo costituisce il presupposto fondamentale per la formazione di coaguli. I coaguli non sono altro che gruppetti di cellule del sangue inerti. Essi si localizzano generalmente in un anfratto dell’atrio di sinistra che è l’ auricola sinistra.

 

Purtroppo, durante la fibrillazione atriale o in particolare nel passaggio dalla fibrillazione atriale ad un ritmo regolare, in concomitanza ad una ripresa della contrazione atriale, si può verificare il distacco parziale di questi coaguli e la loro immissione in circolo. Questi cosiddetti emboli possono raggiungere il cervello e in questo caso possono provocare un ICTUS. Infatti la fibrillazione atriale è la patologia cardiaca più frequentemente associata ad ictus o a comparsa di eventi embolici sistemici.

 

 

 

*A cura di: Antonio Sorgente - Medico Chirurgo, Cardiocentro Ticino, Lugano

 



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tags: aritmia cardiaca, palpitazioni


Le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non intendono in alcun caso sostituire le indicazioni che possono essere ottenute direttamente da un medico che valuti il singolo caso. Inoltre le indicazioni relative a farmaci, procedure mediche o terapie in genere hanno un fine unicamente illustrativo e non possono sostituirsi alla prescrizione di un medico.


  


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