A cura di: Danilo Ciaci*
Ultimo aggiornamento: Maggio 2007
L’incontinenza urinaria, cioè la perdita involontaria di urine, è un problema che riguarda oltre 3 milioni di italiani.
Secondo uno studio epidemiologico, svolto nel 1997, il disturbo interessa infatti il 4% degli uomini e il 12% delle donne, percentuali queste che crescono con l'avanzare dell'età. In particolare, nella donna si passa dall'11,6% fra 51 e 60 anni al 16,4% al di sopra dei 71 anni.
Le donne sono maggiormente colpite rispetto al sesso maschile perché i tessuti coinvolti nella minzione sono molto più esposti a traumi come per esempio quello indotto dal parto e dalle trasformazioni legate alla menopausa.
Ci possono essere delle forme transitorie, causate da una infezione delle vie urinarie, da vaginite atrofica o da farmaci, e delle forme permanenti che in genere dipendono da modificazione dei muscoli e legamenti che chiudono la parte inferiore della pelvi, il cosiddetto “pavimento pelvico”, o dell’apparato genito-urinario. Queste modificazioni sono legate all’età, alle gravidanze o a interventi chirurgici subiti, oppure possono essere dovute ad un disturbo specifico dei meccanismi neurologici che regolano la minzione.
L’alto numero di gravidanze è sicuramente uno dei fattori in grado di favorire l’incontinenza (per la maggior facilità al prolasso utero-vaginale ed allo sfiancamento della muscolatura addominale); altri fattori in gioco sono l’obesità, la costituzione individuale (quando questa è portata al rilassamento muscolo-legamentoso) ed alcune malattie come il diabete.
L’incontinenza da sforzo e quella da urgenza (vedi oltre) rappresentano insieme quasi il 90% di tutti i casi femminili. In particolare, l'incontinenza da sforzo si manifesta in forma pura nel 56,7% di tutte le donne incontinenti, mentre in un altro 20,5% si presenta in associazione a quella imperiosa. Quest'ultima è presente da sola nell'11,4 % delle donne sofferenti di incontinenza.
*A cura di: Danilo Ciaci - Medico di Medicina Generale, Milano
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