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Infarto Miocardico Acuto
Il trattamento

La cura dell’infarto e’ tanto più efficace quanto più precoce e’ il ricorso al medico e o al pronto soccorso. In questo senso il servizio di emergenza 118 ormai diffuso in tutta Italia assicura il trasporto in un servizio di cardiologia generalmente entro 30 minuti – 1 ora dalla chiamata.

 

Poiché  generalmente l’infarto é determinato dalla formazione di un trombo (cioè di un tappo) all’interno di una coronaria, la cura dell’infarto si basa sulla somministrazione di medicine che hanno la capacità di sciogliere questo tappo o di medicine che hanno la funzione di allargare le arterie coronariche. In questo senso assume estrema importanza la somministrazione dell’aspirina, che impedisce alle piastrine (un particolare tipo di cellule del sangue responsabili della formazione dei coaguli) di formare nuovi trombi e chiudere quindi altre coronarie. Altri farmaci utilizzati per curare l’infarto sono i cosiddetti trombolitici (che hanno la capacità di sciogliere il trombo occludente la coronaria purché venga utilizzato nelle prime 6-12 ore dall’insorgenza dei sintomi), l’eparina, in grado di rallentare la coagulazione, i nitrati e i beta-bloccanti che hanno la capacità di dilatare le coronarie e ridurre il consumo di energia del cuore, impedendo così l’ingrandimento dell’infarto.

Alla terapia farmacologica, negli ultimi 10-15 anni si e’ affiancata una terapia di tipo non farmacologico, che é la cosiddetta angioplastica, che in gergo tecnico viene denominata PTCA (Percutaneuos Transluminal Coronary Angioplasty – Angioplastica Coronaria Transluminale Percutanea).

 

L’introduzione di questa metodica nella pratica clinica ha ridotto in modo eclatante la mortalità per infarto miocardico. L’angioplastica e’ una metodica che consiste nella disostruzione dell’arteria occlusa ottenuta in modo “ cruento”. Essa puo’ essere effettuata in acuto (generalmente entro 6 ore dall’ inizio dei sintomi) o in elezione (dopo aver raffreddato la sintomatologia con la terapia farmacologia).

 

Per effettuare l’angioplastica, vengono inseriti dei cateteri (piccoli tubicini in materiale plastico) attraverso l’arteria femorale (che e’ l’arteria che pulsa in corrispondenza della cavita’ inguinale) e da li’ vengono spinti verso l’alto sotto controllo radiologico fino a raggiungere il cuore. Attraverso tali cateteri, il cardiologo puo’ dapprima iniettare del mezzo di contrasto, una “sostanza colorante” che permette  di visualizzare le coronarie nel loro decorso, e poi, dopo aver individuato il livello dell’eventuale ostruzione,  puo’ far passare un filo metallico dotato di un palloncino e di una retina. Gonfiando il palloncino in corrispondenza della cosiddetta stenosi (cioe’ nel punto di occlusione), si ottiene la disostruzione dell’arteria e quindi il ripristino del flusso sanguigno. Affinche’ l’arteria rimanga aperta dopo l’angioplastica, frequentemente viene applicata, contestualmente alla dilatazione con il palloncino o anche successivamente ad essa, una “retina”, il cosiddetto stent.

 

Tale retina verrà progressivamente ricoperta da uno strato di cellule endoteliali (che sono le cellule che ricoprono internamente i vasi sanguigni) in un tempo compreso tra 1 mese ed 1 anno.  Durante tale periodo, essendo la retina altamente trombogena (cioe’ avendo la capacita’ di attirare su di se le cellule del sangue e di far formare in questo modo nuovi  trombi), e’ fondamentale assumere una doppia terapia antiaggregante, a base di aspirina e clopidogrel. In associazione, e’ stato dimostrato che tali medicine riducono al minimo il rischio di riformazione della stenosi, cioe’ il rischio di restringimento all’ interno della coronaria.

 

In alcuni casi di infarto del miocardio, è possibile che siano presenti restringimenti su piu’ vasi coronarici o che questi restringimenti siano localizzati in punti dove l’arteria ha uno spessore troppo limitato per poter effettuare una angioplastica. In tali casi la terapia dell’infarto è rappresentata da un intervento cardiochirurgico che  è il cosiddetto bypass aorto-coronarico. Il bypass aortocoronarico consiste nell’impiantare dei veri e propri ponti a superamento dei restringimenti presenti nelle coronarie. Per fare questi ponti si utilizzano altri vasi sanguigni del nostro organismo (arterie o vene).

 

A tutte le terapie summenzionate, fondamentali per il trattamento acuto dell’infarto, si debbono associare poi altri medicamenti che hanno dimostrato in autorevoli studi scientifici internazionali di aumentare la sopravvivenza dopo un infarto. Tra tali medicamenti spiccano i cosiddetti ACE-Inibitori (che riducono l’espansione del cuore dopo l’infarto), le statine (che riducono il colesterolo cattivo e rallentano l’invecchiamento dei vasi sanguigni) e gli omega-3 (acidi grassi poli-insaturi), abbondanti in natura nel pesce.



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tags: infarto, infarto miocardico acuto


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