La convivenza con il CMV per i genitori, ma soprattutto per la madre, inizia quasi sempre in gravidanza e ne rende difficile il decorso successivo soprattutto se il feto risulta infetto all’amniocentesi o presenta segni ecografici significativi di infezione . Le alternative comprendono l’interruzione di gravidanza data l’assenza di possibilità terapeutiche in utero, anche se l’utilizzo di IgG specifiche ev nella gestante ha dato risultati promettenti.
In caso di nato asintomatico alla nascita, un follow-up che a 1 anno di vita , sicuramente a 2 anni, risulta negativo per sequele può tranquillizzare per un buon esito a distanza che non differisce dalle prestazioni della popolazione generale.
Pazienti sintomatici alla nascita possono presentare quadri di gravità differente e solo il follow-up successivo indicherà il danno definitivo. Il controllo NPI a 1-2 anni di vita viene ritenuto significativo per un primo bilancio, ma volte il danno neurologico e neurosensoriale si stabilisce e/o stabilizza anche in seguito. Indubbiamente sono necessari controlli seriati e un inizio precoce delle terapie di supporto.
Si raccomanda di porre attenzione e adottare accurate norme igieniche in caso di contatti stretti con saliva ed urine del piccolo affetto da infezione congenita da CMV da parte di donne in gravidanza della cerchia familiare o sociale. Si ricorda infatti che il pz infetto congenito elimina il virus per 3-4 anni .
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