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Infezioni delle vie urinarie
Cos'è

*A cura di Rino Agostiniani, Silvia Nunno
Ultimo aggiornamento: Agosto 2007

 

Le infezioni delle vie urinarie comprendono un gruppo di situazioni caratterizzate dalla presenza di un numero significativo di batteri nelle urine in un campione ottenuto tramite cateterizzazione, puntura sovrapubica o con emissione spontanea (mitto intermedio), in un soggetto che presenta una costellazione di sintomi che sono età e sede dipendenti.

L’infezione può essere limitata al tratto urinario inferiore o coinvolgere anche  quello superiore. Nel primo caso si parla di cistite o infezione delle basse vie urinarie (infezione limitata alla vescica, in genere afebbrile o con temperatura inferiore a  38°-38.5°C) nel secondo caso di pielonefrite acuta o infezione delle alte vie urinarie (infezione che supera il confine della mucosa pielica risalendo lungo i deferenti diffondendosi poi nel parenchima renale, caratterizzata dalla presenza di febbre).

Si parla di pielite o cistopielite quando l’infezione non supera il confine della mucosa pielica  e di batteriuria asintomatica se è presente una carica batterica significativa che viene riscontrata casualmente durante l’esecuzione di un esame di routine,  più spesso nelle bambine in età scolare e non sempre accompagnata da leucocituria.

 

Le infezioni possono essere definite ricorrenti quando sono caratterizzate dal ripetersi di infezioni urinarie causate da germi diversi (solitamente 3 o più episodi all’anno). Questi episodi non sono accompagnati in genere da febbre, sono più frequenti nelle bambine tra i 6 ed i 12 anni e spesso continuano anche nell’età adolescenziale. Frequentemente si associano ad instabilità vescicale e possono essere accompagnati da dolore addominale.

Fino al 7% delle bambine e al 2% dei bambini potrebbero presentare una infezione delle vie urinarie sintomatica entro i 6 anni di età. La prevalenza delle infezioni delle vie urinarie nei lattanti febbrili è tanto più grande quanto minore è l’età, con una percentuale di circa il 7% tra i neonati febbrili.

Le IVU quindi costituiscono uno dei più grandi capitoli di infettivologia pediatrica rappresentando infatti, la seconda localizzazione nell’infanzia essendo seconde soltanto alle infezioni dell’apparato respiratorio , precedendo le localizzazioni dell’apparato digerente.

La distribuzione nei due sessi varia in funzione dell’età: nel periodo neonatale l’IVU è più frequente  nel sesso maschile rispetto a quello femminile. Dalla fine del primo anno di vita fino alla pubertà  sono colpite maggiormente le femmine. Questa diversità è legata alla struttura anatomica dell’uretra (decorso breve e meno tortuoso nella femmina) e alla maggiore facilità alla colonizzazione periuretrale.

Le infezioni delle vie urinarie nel bambino sono importanti anche per l’elevata frequenza con cui sono associate a situazioni malformative . Diversi Autori infatti segnalano la presenza di malformazioni nel 30-35% dei casi (nella grande maggioranza si tratta di reflusso vescica-ureterale). Inoltre il rischio potenziale di sviluppare un danno al parenchima renale è elevato (5-10% dei casi)  se l’infezione non viene prontamente riconosciuta e correttamente trattata. Tale rischio è tanto più elevato quanto più piccolo è il bambino: si ritiene che la maggior parte delle cicatrici renali (scar) si instaurino nei primi 2-4 anni di vita. L’espressione clinica futura del danno parenchimale sarà rappresentata dall’insufficienza renale e/o dall’ipertensione arteriosa.

 Le IVU hanno una elevata probabilità di recidive e/o reinfezioni (stimate attorno al 50%).

Molte infezioni delle vie urinarie si verificano per via ascendente a partire da patogeni che, nella maggior parte di casi, originano dalla flora microbica intestinale .

 

Il germe più comunemente in causa è l’E.Coli (quasi 80% dei casi), più raramente altri Enterobatteri, in particolare il Proteus, soprattutto nei maschi. Della stessa famiglia fanno parte anche i generi Klebsiella, Enterococcus, Citrobacter, Proteus, Providencia, Morganella, Serratia, Salmonella, che, analogamente ai ceppi di Pseudomonas a bassa virulenza possono essere implicati nelle infezioni complicate e nei pazienti con uropatie malformative, calcolosi, vescica neurologica. Lo Staphylococcus Saprofiticus, lo Staphylococcus Aureus e lo Streptococcus sono invece patogeni urinari occasionali soprattutto in età adolescenziale. La presenza di una cistite emorragica senza batteriuria deve far pensare ad una infezione da Adenovirus.

Nelle prime 12 settimane di vita possono essere più comuni infezioni verificatisi per via ematogena.

 

L’evidenza di fattori di rischio per le infezioni urinarie nei bambini è limitata. Spesso sono associate a stipsi(in questi soggetti può esserci uno svuotamento incompleto della vescica), encopresi, instabilità vescicale e minzioni rare. Possono essere in gioco in oltre fattori predisponenti locali come aderenze balanoprepuziali, fusione delle piccole labbra, ossiuriasi. Anche cattive abitudini minzionali possono favorire le IVU: bisognerebbe educare i bambini ad urinare  ogni 2-3 ore ed inoltre le bambine dovrebbero urinare a gambe allargate per impedire la comparsa di reflusso vescico-vaginale (fenomeno che può avvenire se le cosce sono troppo vicine durante la minzione)

 

 

 

*A cura di:

Rino Agostiniani - Direttore dell'Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia Asl 3 Pistoia

Silvia Nunno - Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia dell'Ospedale di Pescia (PT)



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tags: infezione, urine


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