A cura di Fabrizio Pregliasco*
Ultimo aggiornamento: Ottobre 2007
L’Influenza è una malattia infettiva altamente contagiosa che si presenta con un corteo di sintomi non specifici, ma comuni a molte malattie infettive che circolano nel periodo invernale.
La vera influenza è causata da un virus appartenente alla famiglia Orthomyxoviridae. Si tratta di un virus ad RNA che è stato isolato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1933 e di cui si conoscono tre tipi virali: A, B e C, ma solo i primi due sono importanti per l’uomo.
Il virus si presenta come una particella sferica con un involucro costituito da un doppio strato lipidico ricoperto da “spine” formate da proteine di 2 tipi: la emoagglutinina (H) e la Neuraminidasi (N).
La proteina H permette alla particella virale di attaccarsi alla superficie della cellula epiteliale dell’apparato respiratorio dell’ospite a livello di particolari punti d’attacco (recettori). La proteina N degrada il recettore e probabilmente libera il virus dalle cellule infettate una volta completata la replicazione. All’interno dello stato lipidico si trovano altre strutture rappresentate dalla proteina della Matrice (M).
Le proteine H e N vanno incontro a cambiamenti che ne modificano le proprietà antigeniche. Ciò fa sì che il virus tenda a “cambiare” anno dopo anno. Proprio in rapporto alle modificazioni subite dal virus a carico delle neuraminidasi e delle emoagglutinine i virus possono essere differenziati in sottotipi, per esempio H1N1, H2N2, H3N1. Il verificarsi di modificazioni di maggiore o minore importanza fanno sì che determini infezioni a carattere epidemico o pandemico. In particolare, il virus A provoca un’influenza ad andamento epidemico e talora pandemico, il B causa forme prevalentemente sporadiche o piccole epidemie, mentre il C determina infezioni inapparenti o piccoli focolai tra i bambini. I virus B colpiscono solo l’uomo, mentre gli A possono provocare infezioni anche negli animali come maiali, cavalli, foche, balene e, come noto per i per i timori che hanno accompagnato l’epidemia di influenza aviaria, uccelli.
Come avviene anche nel caso di altre malattie infettive, il virus influenzale stimola il sistema immunitario che quindi non permetterà una seconda aggressione da parte dello stesso virus. Quest’ultimo però, avendo la capacità di mutare frequentemente, di fatto è in grado di eludere almeno in parte il sistema di difesa del nostro organismo.
Il decorso dell’infezione è per lo più benigno e in genere nell’arco di 5-7 giorni si ha una completa risoluzione dei sintomi e una ripresa delle comuni attività giornaliere.
In soggetti particolarmente defedati, per esempio a causa di altre malattie, o con sistema immunitario meno efficiente, come i bambini piccoli, gli anziani e i portatori di malattie croniche (cardiopatie, broncopneumopatie, diabete), il virus può essere altamente aggressivo e sviluppare, accanto all’usuale sintomatologia, anche delle complicanze che nei casi più gravi possono determinare un sensibile aggravamento delle condizioni del malato, fino alla morte. Il virus dell’influenza si trasmette da un soggetto malato a uno suscettibile (sano e senza precedente infezione o vaccinazione); ciò avviene nella maggior parte dei casi per via aerea attraverso l’inalazione di piccole particelle emesse dal soggetto infetto con starnuti o colpi di tosse; altre possibilità di trasmissione sono il contatto interumano diretto o indiretto attraverso oggetti o materiali contaminati.
Alle nostre latitudini l’influenza ha un andamento stagionale, ovviamente invernale, per lo più epidemico, ma anche sporadico o diffuso.
L’epidemia tipicamente segue uno schema standard: esordio brusco, picco massimo di incidenza in 2-3 settimane, declino rapido e spegnimento quasi completo del fenomeno entro 5-6 settimane. Solitamente l’episodio è anticipato da casi sporadici che però il più delle volte non vengono identificati.
Nella popolazione generale inizialmente si riscontra un incremento del numero di bambini affetti da patologie respiratorie febbrili, evidenziato dall’assenteismo scolastico; segue la comparsa di manifestazioni simil-influenzali nella popolazione adulta, con conseguente assenteismo lavorativo e aumento del numero di visite mediche e di ricoveri ospedalieri per polmoniti, esacerbazioni di malattie croniche respiratorie e insufficienza cardiaca congestizia.
Indice altamente specifico di epidemia influenzale è l’aumento del tasso di mortalità associata a polmonite e complicanze influenzali soprattutto nelle età estreme della vita (anziani e bambini).
Nonostante l’andamento sia di norma benigno infatti, ogni inverno l’epidemia influenzale è responsabile di numerosi decessi: in USA dal 1957 al 1986 sono stati in media 10.000 decessi all’anno con punte di 40.000 morti; in Inghilterra nel 1989-90 si sono contati circa 26.000 morti. In rapporto all’età, l’influenza è responsabile del 20% delle morti da 0 a 14 anni con rischio maggiore nel primo anno di vita.
*A cura di: Fabrizio Pregliasco - Ricercatore Universitario per la disciplina Igiene Generale ed Applicata presso l'Istituto di Virologia dell' Università degli Studi di Milano
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