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Insufficienza Cerebrovascolare
Cos'è

A cura di: Carlo Setacci, Emiliano Chisci, Gianmarco de Donato, Pasqualino Sirignano*
Ultimo aggiornamento: Gennaio 2007

 

L’insufficienza cerebrovascolare (ICV) è il deficit dell’apporto ematico al cervello che è l’organo più nobile e delicato del nostro organismo. Il nostro cervello si nutre dell’ossigeno presente nel sangue ed un suo deficit temporaneo o cronico incide fortemente sull’efficienza lavorativa di quest’organo. Al cervello giungono 4 arterie nutritizie: le due arterie carotidi interne e le due arterie vertebrali (una per lato, destra e sinistra vedi figura sottostante).

Il cervello comanda tutte le azioni del nostro organismo: ci fa pensare, muovere, vedere, sentire, etc. per cui un deficit della funzione cerebrale può compromettere tali attività e l’individuo può non riuscire ad esprimersi, a camminare, a muovere un arto, a vedere, etc. Stiamo parlando dell’ICTUS CEREBRI, una grave malattia, con un alto tasso di mortalità,  che può causare invalidità permanenti e determinare la perdita dell’autonomia della persona, ripercuotendosi negativamente anche sui familiari.

 

L’ictus colpisce circa 180.000 italiani l’anno in forma più o meno grave ed è la terza causa di morte.

Esistono due forme di ICTUS: l’ICTUS ischemico causato dal deficit dell’apporto sanguigno al cervello e l’ICTUS emorragico dovuto alla rottura di un vaso sanguigno intracranico.

In questo capitolo consideriamo solo l’Ictus ischemico.

 

Le cause di questo sono:

 

Aterosclerosi: è una malattia molto frequente nei paesi industrializzati. Questa malattia provoca una riduzione progressiva del calibro delle  arterie, che nutrono il cervello di sangue ricco in ossigeno, causando una diminuzione dell’apporto ematico a tale organo. Questo restringimento è causato dall’accumulo di grassi che circolano nel sangue e che,  soprattutto in presenza di altri fattori di rischio quali l’ipertensione arteriosa, l’obesità, l’eccesso di colesterolo nel sangue ed il vizio del fumo, tendono a depositarsi all'interno delle pareti delle arterie causando la formazione di un rigonfiamento, chiamato placca ateromasica. Vedi sotto una tipica placca ateromasica: la placca carotidea.

 

 

Nella figura sovrastante si possono vedere due differenti stadi dell’Aterosclerosi: l’ispessimento miointimale che è la  prima fase della malattia dove compare un aumento delle dimensioni del rivestimento parietale delle arterie che col passare degli anni, in presenza dei fattori di rischio, può trasformarsi in placca.

La carotide è il vaso che si ammala più frequentemente e la sua zona più colpita è la biforcazione. La placca, anno dopo anno, cresce e può rompersi improvvisamente in piccoli frammenti che dall’arteria vanno ad ostruire i vasi più piccoli all’interno del cervello comportando un deficit dell’apporto sanguigno in un determinato territorio.

 A volte la placca può continuare a crescere fino a chiudere del tutto l’arteria. La placca carotidea è sicuramente uno dei fattori più importanti come agente causale per l’ICTUS.

 

 

Trombosi: Un rallentamento del circolo sanguigno o una malattia del sangue possono provocare un’eccessiva tendenza alla formazione di coaguli di sangue (trombi) che accrescendosi possono occludere completamente un vaso arterioso. Questo si verifica quando compaiono delle placche che si ulcerano ed il tentativo che l’organismo compie per riparare la zona lesa porta inesorabilmente alla formazione di un coagulo.

 

Embolia: Si parla di embolia quando un frammento del coagulo si stacca dalla sua sede e, trasportato dal sangue, arriva ad ostruire un'arteria. La sede dalla quale più frequentemente partono gli emboli è l'atrio sinistro ovvero una delle camere del cuore (fibrillazione atriale o altre aritmie: in tali situazioni il cuore non si contrae come dovrebbe e così il sangue ristagna all’interno di queste camere coagulandosi e dando vita a possibili emboli). L’embolo può originare anche nell’aorta ed in particolare durante procedure interventistiche (coronarografia, angiografia cerebrale, etc.) per embolizzazione di frammenti di placche ateromasiche presenti in tale sede.

 

 

 

 A cura di: Carlo Setacci - Direttore Dipartimento Chirurgia Generale specialistica Azienda Ospedaliera Universitaria Senese - Responsabile Chirurgia Vascolare

Emiliano Chisci: Medico Chirurgia Vascolare, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese

Gianmarco de Donato: Medico Chirurgia Vascolare, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese

 

 


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