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Insufficienza Cerebrovascolare
Il trattamento

Il compito della terapia medica o chirurgica è quello di prevenire che gli eventi ischemici si verifichino o che, se già accaduti, non si manifestino nuovamente con conseguenze spesso fatali. L’approccio nel paziente con insufficienza cerebrovascolare è complesso e si avvale di diverse opzioni terapeutiche che spesso vengono combinate tra di loro.

  • Esercizio fisico, dieta, abolizione dei fattori di rischio
  • Terapia farmacologica
  • Cardioversione elettrica (eventuale pace-maker)
  • Terapia chirurgica (tradizionale e endovascolare)
  • Terapia riabilitativa

 

L’applicazione delle misure preventive (abolizione del fumo, dieta, esercizio fisico, etc) rendono il paziente attivo al conseguimento dei migliori risultati clinici e di una migliore qualità di vita.

 

TERAPIA CONSERVATIVA

 

Esercizio fisico, abolizione dei fattori di rischio.

 

Dieta.

 

Quando?

 

SEMPRE

 

TERAPIA FARMACOLOGICA

- In un paziente asintomatico in pieno benessere clinico il trattamento farmacologico dell’insufficienza cerebrovascolare si avvale dell’utilizzo di farmaci antiaggreganti, anticoagulanti,  ipolipemizzanti (statine), vasodilatatori, antipertensivi, antiabetici (insulina). Qualora vi siano dei disturbi del ritmo cardiaco è utile la terapia antiaritmica appropriata.

 

Quando?

 

- Nel paziente che presenta delle patologie concomitanti tra le quali il diabete, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia  deve essere impostata una adeguata terapia atta al loro controllo. 

In tutti i pazienti portatori di stenosi carotidee è utile la terapia antiaggregante piastrinica e nei portatori di fibrillazione atriale cronica la terapia anticoagulante (eparina a basso peso molecolare o dicumarolici)

 

- Nel paziente sintomatico che presenta deficit neurologici (cecità improvvisa ad un occhio, formicolii, perdita di sensibilità ad un arto, deviazione della rima buccale, impaccio con la parola, difficoltà nello scrivere, difficoltà od incapacità a muovere un arto o parte di esso, etc) si deve iniziare al più presto  la terapia medica e/o chirurgica.

 

La terapia medica si basa sulla somministrazione di farmaci che tendono a mantenere il sangue “fluido” e che sciolgono il coagulo che si è formato all’interno di un vaso o di piccoli rami (trombolisi per via endovenosa o mediante dei sottili cateteri all’interno dell’arteria che si è ostruita). Esistono dei reparti superspecializzati nel trattamento dell’ICTUS chiamati “Stroke Unit”.

 

Quando?

 

Nel paziente sintomatico in cui l’insorgenza dei sintomi è inferiore alle 6 ore e non vi sono segni di emorragia in atto. La terapia farmacologica trova indicazione qualora la malattia cerebrovascolare colpisca i piccoli vasi cerebrali e spesso è supplementata da quella chirurgica.

 

CARDIOVERSIONE ELETTRICA

 

E’ il ristabilimento della normale frequenza cardiaca che a volte necessita del posizionamento di un pacemaker.

 

Quando?

 

In presenza di aritmie cardiache prime fra tutte la fibrillazione atriale, a volte tuttavia l’aritmia viene controllata adeguatamente con la terapia antiaritmica associata alla terapia anticoagulante.

 

TERAPIA CHIRURGICA

 

L’approccio chirurgico dell’ICV si avvale di diverse tecniche e metodiche :

1.   Chirurgia tradizionale: l’obiettivo della chirurgia tradizionale è quello di rimuovere la lesione steno-occludente che si localizza più frequentemente alla biforcazione carotidea (endoarterectomia). L’intervento viene eseguito in anestesia locale e solo raramente in anestesia generale. A volte, per la corretta riuscita della procedura, vengono utilizzati dei dispositivi (patch)  sintetici (dacron) o naturali (vena, pericardio bovino) che hanno la funzione di allargare il lume del vaso.

 

 

 2.   Chirurgia Endovascolare: è una metodica di recente introduzione che consiste in  una semplice puntura transcutanea  attraverso la quale vengono inseriti nell’arteria dei sottili cateteri che permettono il passaggio di speciali presidi tra i quali il catetere per angioplastica e lo stent. Lo stent è una “molletta” metallica che mantiene l’arteria aperta in modo da creare un lume che permette nuovamente il passaggio di un adeguato flusso ematico (fig. sotto stent in arteria).  Successivamente al posizionamento dello stent si procede alla dilatazione mediante catetere da angioplastica. Questo è composto nella sua estremità da un palloncino che, una volta all’interno dello stent,  viene gonfiato e “schiaccia” la lesione stenotica. La procedura endovascolare durante la sua esecuzione viene protetta da dei dispositivi che impediscono la partenza di frammenti della placca.

 

 

 

Gli interventi di chirurgia endovascolare vengono sempre eseguiti sotto un continuo controllo radiologico attraverso l’utilizzo del mezzo di contrasto. L’anestesia praticata è locale. Il trattamento endovascolare ha una minore invasività rispetto agli altri trattamenti chirurgici e, per tale motivo, è ben tollerato dal paziente e prevede solitamente una degenza ospedaliera più breve (1-2 giorni).

 

Quando?

La terapia chirurgica interviene quando le stenosi delle arterie carotidee o vertebrali al di fuori della scatola cranica sono maggiori del 60 -70 % e viene eseguito sia nei pazienti sintomatici che in quelli asintomatici. Nei pazienti sintomatici è fondamentale la tempistica atta a ridurre il più possibile l’incremento del deficit e le conseguenti compromissioni neurologiche (Intervento urgente). La scelta dell’uno o dell’altro trattamento (chirurgico o endovascolare) dipende dal bilancio rischio/beneficio considerando l’età, la spettanza di vita, lo stato e la funzionalità di tutti gli organi ed apparati della persona e non ultimo l’esperienza maturata del Centro (la Chirurgia Endovascolare è di recente introduzione, non tutti i Centri di Chirurgia Vascolare italiana la praticano).

 

Il rischio di possibili complicanze dovute al trattamento chirurgico è nettamente più basso rispetto al rischio elevato di conseguenze che corre il paziente trattato soltanto con la terapia medica in presenza di stenosi maggiori del 70%.

 

TERAPIA RIABILITATIVA

 

Rieduca una funzione del paziente persa e consiste di numerose sedute fisioterapiche e/o logopediche (quando è interessata la parola).

 

Quando?

 

Tutte le volte che siamo di fronte ad un deficit neurologico anche  se di piccola entità.

 



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Le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non intendono in alcun caso sostituire le indicazioni che possono essere ottenute direttamente da un medico che valuti il singolo caso. Inoltre le indicazioni relative a farmaci, procedure mediche o terapie in genere hanno un fine unicamente illustrativo e non possono sostituirsi alla prescrizione di un medico.


  


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