In assenza di cure, nei pazienti con malattia di Graves, si ha normalmente un peggioramento della sintomatologia, tanto che prima dell’introduzione delle terapie la malattia presentava una mortalità del 10-20%. Sono possibili comunque remissioni spontanee come pure recidive.
Dopo il trattamento con farmaci si può manifestare, a distanza di anni, un ipotiroidismo nel 15% circa dei pazienti.
L’oftalmopatia ha un decorso diverso da quello della malattia tiroidea, caratterizzato da un iniziale peggioramento (3-6 mesi), seguito da una fase stabile di 12-18 mesi e da un successivo miglioramento. Naturalmente nelle forme più gravi è necessario il controllo dell’oculista.
L’ipertiroidismo della malattia di Graves è trattato farmacologicamente o chirurgicamente. In entrambi i casi i trattamenti hanno l’obiettivo di ridurre i valori elevati di ormoni tiroidei circolanti.
Il trattamento farmacologico può essere effettuato con farmaci antitiroidei o con radioiodio (iodio radioattivo). Quest’ultimo trattamento è più diffuso nel Nordamerica.
In Europa si usano più frequentemente i farmaci antitiroidei che interferiscono con la sintesi degli ormoni ormoni tiroidei. La valutazione della risposta al trattamento va effettuata controllando i valori di FT4 (T4 libero) dopo 3-4 settimane; di solito dopo 6-8 settimane si raggiungono valori di FT4 normali, a questo punto è possibile ridurre il dosaggio del farmaco e la terapia va prolungata per 18-24 mesi. Dopo la sospensione del farmaco sono possibili delle recidive ed occorre pertanto controllare periodicamente i valori di funzionalità tiroidea. Il farmaco normalmente usato in Italia è il tiamazolo, e gli effetti collaterali più frequenti sono rush cutanei (eruzioni, arrossamenti della cute), dolori articolari, mentre quello più serio anche se raro è l’agranulocitosi, ossia la diminuzione di una popolazione di globuli bianchi che determina un’aumentata suscettibilità alle infezioni batteriche, per cui durante la terapia con questo farmaco è necessario controllare periodicamente l’emocromo.
Il radioiodio agisce provocando una progressiva distruzione delle cellule tiroidee; può essere usato come trattamento iniziale o come trattamento di una recidiva dopo terapia farmacologia con tiamazolo. Non è facile calcolare il dosaggio ottimale di iodio radioattivo da utilizzare, per cui esiste la possibilità di effettuare trattamenti non risolutivi o che determineranno successivamente un ipotiroidismo (in caso di distruzione eccessiva del tessuto tiroideo). Occorrono normalmente anche 2 o 3 mesi perché la terapia raggiunga il suo massimo effetto.
Controindicazioni assolute a questo tipo di trattamento sono la gravidanza e l’allattamento, (dopo 1 anno dal trattamento è possibile iniziare una gravidanza) ed è opportuno, dopo una terapia con radioiodio, evitare per qualche giorno il contatto ravvicinato con bambini o donne gravide.
Il trattamento chirurgico consiste nella tiroidectomia subtotale ed è indicato dopo insuccessi della terapia farmacologia in pazienti che non desiderano assumere radioiodio o come prima scelta in pazienti che presentino un gozzo molto grosso.
Nel caso di un adenoma tossico la terapia prevede generalmente il ricorso al radioiodio, che si va a localizzare pressoché esclusivamente nell’area iperfunzionante, dato che il resto della ghiandola presenta una ridotta captazione e quindi lega molto meno il radioiodio. Anche l’intervento chirurgico con l’asportazione del nodulo o del lobo tiroideo che lo contiene dà buoni risultati, con pressoché nulli rischi di ipotiroidismo successivo.
La terapia del gozzo multinodulare tossico può essere effettuata sia con il radioiodio, che va a colpire principalmente le aree iperattive, sia con l’approccio chirurgico utile soprattutto in caso di recidive o per gozzi di volume elevato. Meno indicata è la terapia con farmaci antitiroidei (tiamazolo) perché, pur ottenendo un’attenuazione dei sintomi legati all’ipertiroidismo, si può determinare un ulteriore aumento del volume della tiroide.
Per il trattamento di alcuni sintomi legati alla presenza di elevati valori di ormoni tiroidei, come la tachicardia ed il tremore, sono indicati i betabloccanti, in attesa che faccia effetto il trattamento di fondo dell’ipertiroidismo.
Vi informiamo che se volete prendere visione delle informazioni riservate ai medici è necessario inserire Login e Password. Se non siete ancora registrati
cliccate qui
Le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non intendono in alcun caso sostituire le indicazioni che possono essere ottenute direttamente da un medico che valuti il singolo caso. Inoltre le indicazioni relative a farmaci, procedure mediche o terapie in genere hanno un fine unicamente illustrativo e non possono sostituirsi alla prescrizione di un medico.