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Ipertrofia prostatica benigna
Il trattamento

Il trattamento dell’ipertrofia prostatica si avvale di terapie mediche, efficaci nel controllare i sintomi e specificamente attive sull’adenoma prostatico, e di terapie chirurgiche.

La terapia medica è efficace in molti casi e si avvale principalmente di due famiglie di farmaci: gli alfa bloccanti e gli inibitori della 5-alfa-reduttasi, l’enzima che consente la trasformazione del testosterone nella sua forma attiva, il diidrotestosterone, un ormone che svolge un ruolo importante nel favorire la crescita della prostata.

Anche la fitoterapia è molto utilizzata per il suo effetto antinfiammatorio e per l’azione tonica sul muscolo detrusore della vescica, che favorisce la diuresi.

Gli alfa bloccanti (terazosina, doxazosina, tamsulosina e alfuzosina), originariamente studiati come antipertensivi (alcuni dei preparati in commercio possono essere utilizzati per entrambe le indicazioni), sono farmaci che agiscono inducendo un rilasciamento della componente muscolare presente all’interno della prostata. Ciò si traduce in una maggior facilità di flusso delle urine che compare in genere molto rapidamente, già dopo un paio di giorni di terapia.

Gli inibitori della 5-alfa-reduttasi (finasteride, dutasteride) agiscono invece direttamente sul tessuto prostatico arrestando la crescita della ghiandola. Ovviamente il loro effetto è evidente solo nei casi in cui la prostata è particolarmente ingrandita e, a differenza degli alfa bloccanti, impiegano parecchio tempo per indurre un miglioramento dei sintomi. Un primo effetto può essere osservato dopo almeno tre mesi di terapia, anche se in genere è necessario più tempo, circa un anno. È anche possibile l’uso combinato dei due farmaci, scelta che, secondo alcuni studi clinici, sembra essere particolarmente vantaggiosa in quanto consente di ridurre il ricorso all’intervento chirurgico. Quest’ultimo è indispensabile nelle situazioni più compromesse. La terapia chirurgica ha un valore risolutivo, soprattutto con le più moderne metodiche. La resezione transuretrale (TURP) consiste nell'introduzione, passando attraverso l'uretra, di uno strumento alla cui estremità vi è un’ansa a radiofrequenza che taglia i tessuti e coagula i piccoli vasi.

Un’alternativa è rappresentata dalla più recente laserterapia che sembra ridurre al minimo i problemi legati alle complicazioni dell’intervento chirurgico (emorragia, eiaculazione retrograda, incontinenza urinaria, cateterizzazione)



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tags: fumo, prostata


Le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non intendono in alcun caso sostituire le indicazioni che possono essere ottenute direttamente da un medico che valuti il singolo caso. Inoltre le indicazioni relative a farmaci, procedure mediche o terapie in genere hanno un fine unicamente illustrativo e non possono sostituirsi alla prescrizione di un medico.


  


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