A cura di: Franco Marchetti*
Ultimo aggiornamento: Giugno 2009
La progressiva diminuzione dell'udito che si verifica con il trascorrere del tempo (presbiacusia) rappresenta un'esperienza comune. Secondo uno studio condotto alcuni anni fa in Italia la percentuale di persone che ne soffrivano era infatti del 40% nella fascia d’età fra i 60 e i 70 anni e di quasi il 50% negli anziani fra i 70 e gli 80 anni, mentre osservazioni più recenti effettuate negli Stati Uniti stimano che circa i tre quarti delle persone di oltre 75 anni presentano una presbiacusia.
Questo fenomeno è da ricondurre all'invecchiamento delle strutture dell'orecchio con comparsa di un deficit uditivo bilaterale, simmetrico e progressivo. La perdita, che all’inizio è solo sulle frequenze acute, tende progressivamente ad aggravarsi e a coinvolgere anche le altre frequenze.
Per comprendere in che modo si verifica la perdita dell’udito è necessario sapere come funziona l’orecchio. La funzione quest’organo (suddiviso in orecchio esterno, orecchio medio e orecchio interno) è quella di trasformare le vibrazioni delle onde sonore in impulsi nervosi che possono essere così trasferiti al cervello attraverso il nervo acustico.
I suoni che arrivano all’orecchio determina la vibrazione del timpano che viene trasmessa e amplificata dai tre ossicini (martello, incudine e staffa) presenti nell’orecchio medio. Grazie a questa struttura ossea le vibrazioni vengono trasmesse al liquido contenuto nell’orecchio interno.
Le onde che percorrono il liquido contenuto nella coclea fanno muovere delle piccole ciglia che sporgono da particolari cellule. Il movimento di queste ciglia determina la produzione da parte delle cellule di impulsi elettrici che possono essere così trasmessi al cervello. Le vibrazioni prodotte da suoni diversi determinano una diversa stimolazione delle strutture nervose dell’orecchio consentendo così di distinguere di vari suoni.
Una perdita dell’udito potrà perciò dipendere da un danno a livello di una queste strutture: così per esempio un tappo di cerume che ostruisca il condotto uditivo (una causa banale e facilmente risolvibile di perdita dell’udito) impedisce la vibrazione del timpano e quindi impedisce di sentire.
Anche la rottura di un timpano compromette la trasmissione delle onde sonore, così come un danno a carico degli ossicini. Una possibile causa di progressiva perdita dell’udito che in genere si manifesta con un peggioramento graduale della funzione è per esempio l’otosclerosi, una malattia dovuta a una crescita anomala degli ossicini presenti all’interno dell’orecchio medio. Le alterazioni subite dagli ossicini fanno sì che la trasmissione dei suoni non avvenga in modo normale, con conseguente perdita di udito che in alcuni casi può essere molto severa.
Spesso il danno riguarda la parte interna dell’orecchio: una perdita o una distruzione delle cellule deputate alla trasformazione in impulsi nervosi delle onde trasmesse attraverso il liquido si traduce in una perdita uditiva.
Ciò può essere provocato da un danno acuto (per esempio in seguito a un trauma acustico per esposizione a rumori particolarmente intensi) o, come nel caso della presbiacusia, da un deterioramento progressivo.
Col passare del tempo le strutture dell’orecchio vanno incontro a un deterioramento dovuto (oltre all’invecchiamento con progressiva perdita delle strutture nervose) all’esposizione al rumore: una esposizione cronica ad ambienti rumorosi rappresenta infatti il principale fattore che contribuisce allo sviluppo della presbiacusia.
Entra anche in gioca una certa predisposizione familiare, per cui il deficit uditivo legato all’invecchiamento può presentare una notevole variabilità individuale, oltre a esservi una diversa sensibilità all’esposizione al rumore.
*A cura di:
Franco Marchetti - Medico di Medicina Generale e Giornalista Scientifico, Milano