A cura di: Mario Montani*
Ultimo aggiornamento: Novembre 2007
Per ipotiroidismo si intende un quadro clinico caratterizzato da una minor produzione di ormoni tiroidei conseguente ad un alterato funzionamento della tiroide.
I sintomi dell’ipotiroidismo sono infatti correlati con una inadeguata presenza in circolo di ormoni tiroidei (triiodotironina e tiroxina), che presentano generalmente valori inferiori alla norma.
E' una sindrome clinica caratterizzata quindi da una insufficiente azione degli ormoni tiroidei a livello tessutale che determina un rallentamento di molti processi energetici da parte di vari tessuti dell'organismo.
L'ipotiroidismo può realizzarsi in diversi periodi della vita di una persona.
Quando si sviluppa durante la vita fetale o neonatale determina una riduzione importante e spesso permanente dei processi accrescitivi e dello sviluppo intellettivo (fino al ritardo mentale grave, definito cretinismo), l’ipotiroidismo che si verifica in epoca giovanile è causa di ritardi accrescitivi, mentre l'ipotiroidismo dell'adulto determina un rallentamento generalizzato di molti processi metabolici dell'organismo, che si traducono in un minor consumo energetico. L'ipotiroidismo dell'adulto ha una prevalenza (cioè il numero di casi presenti nella popolazione) elevata, con maggior frequenza nel sesso femminile, nell'età avanzata e nelle aree con carenza di iodio nell'ambiente.
In una piccola percentuale di casi, 5%, l'ipotiroidismo è determinato da cause extra tiroidee, in particolare da patologie a carico di altre ghiandole o aree dell'encefalo (ipofisi, ipotalamo), che hanno tra i loro compiti anche quello di controllare la funzione della tiroide.
L’ipotiroidismo congenito, (cioè presente alla nascita), si manifesta in un neonato ogni 4-5000 circa; nell’adulto l’ipotiroidismo si presenta con una frequenza dell’1,5-2% con netta prevalenza nel sesso femminile (3 nuovi casi su 1000 donne/anno contro 1x1000 maschi/anno). Se si considera anche l'ipotiroidismo subclinico (cioè con assenza o scarsità di sintomi) tale frequenza aumenta notevolmente fino ad essere 10 volte maggiore.
L’incidenza è più alta nelle regioni o aree con ridotta presenza di Iodio nell'ambiente che determina un minor apporto nutrizionale; in tali regioni l'ipotiroidismo si caratterizza per essere associato ad un’alta incidenza di gozzo, (aumento di volume della tiroide), espressione della iperstimolazione della tiroide da parte del TSH, ormone che regola la funzione della ghiandola tiroidea.
Nella classificazione dell'ipotiroidismo occorre innanzitutto distinguere le forme imputabili ad una patologia tiroidea (95%) da quelle determinate da una causa sopratiroidea, (5%), dovute cioè ad un alterato funzionamento delle strutture delegate al controllo della funzione tiroidea, ipofisi od ipotalamo.
Nel primo gruppo (ipotiroidismo da patologia tiroidea), sono riconoscibili stati di ipotiroidismo dovuti a carenza più o meno marcata di ormoni tiroidei che possono dipendere da processi infiammatori autoimmuni (in cui il nostro organismo produce anticorpi contro la tiroide), da difetti di sviluppo della tiroide, da asportazione chirurgica della tiroide o da radioterapia (eseguita per altre malattie), da carenza di iodio ambientale o dagli effetti collaterali di alcuni farmaci (es. sali di litio, farmaci antiaritmici). Nel gruppo dovuto a cause sopratiroidee sono riconoscibili le forme dovute a: patologia ipofisaria e a patologia ipotalamica, zone del cervello che controllano il lavoro della tiroide.
Il controllo della sintesi e liberazione di ormoni tiroidei (T3 e T4) da parte della tiroide è determinato dall’attività dell’ipotalamo (zona posta alla base dell’encefalo) e dall’ipofisi, piccola ghiandola anch’essa posta al centro della base cranica e collegata all’ipotalamo. L’ipotalamo attraverso la secrezione del TRH (tireotropina), controlla la produzione da parte dell’ipofisi del TSH, (ormone stimolante la tiroide), il quale è in grado di stimolare l’attività della tiroide.
La presenza in circolo degli ormoni tiroidei controlla con un meccanismo di feedback negativo (se gli ormoni sono alti, il TSH diminuisce e viceversa) la secrezione di TSH da parte dell’ipofisi, e l’azione del TRH a livello ipofisario.
*A cura di: Mario Montani - Medico di Medicina Generale, Milano