Se è stata posta una diagnosi di mieloma multiplo asintomatico, il rischio di andare incontro a segni o sintomi della malattia è del 10% circa per i primi cinque anni. Potrebbe essere il caso di un riscontro, durante un controllo periodico, di un aumento dei livelli di proteina M nel sangue o nelle urine (segno di progressione) o della comparsa di una sede di dolore osseo. Il trattamento può alleviare il il dolore, controllare le complicanze, stabilizzare la malattia e rallentarne la progressione. Una terapia efficace è in grado di restituire una vita pressoché normale. Si tratta di trattamenti specialistici e nei centri oncologici o ematologici è generalmente anche possibile l’ingresso in studi sperimentali approvati da comitati etici.
Al momento di iniziare la terapia sarà possible scegliere tra le seguenti opzioni:
Chemioterapia. Tra i farmaci più usati ci sono il melphalan, la ciclofosfamide, la vincristina e la doxorubicina. Generalmente viene data a cicli, per alcuni mesi, seguiti da periodi di interruzione. Nei periodi di remissione, segnalati dalla stabilità delle paraproteine, viene spesso discontinuata per poi riprendere nel caso di un nuovo incremento.
Corticosteroidi. Nel trattamento del mieloma multiplo il prednisone e il desometasone sono usati da decenni. Usualmente vengono somministrati per via orale.
Trapianto di cellule staminali. La trasfusione di cellule ematiche immature, precedentemente raccolte da se stessi (trapianto autologo) o da un donatore, per rimpiazzare il midollo implica il ricorso ad alte dosi di melphalan o di altri chemioterapici. Dopo tre o quattro mesi di trattamento si prelevano le cellule staminali dal sangue o dal midollo. Il trapianto allogenico offre una possibilità di cura, ma è una procedura sperimentale (mortalità associata al trattamento del 5-10%).
Talidomide. Si tratta di un vecchio farmaco ritirato dal commercio negli anni cinquanta per i suoi effetti teratogeni. Negli ultimi dieci anni è stato riproposto per la sua attività nella lebbra e attualmente può essere dato in associazione al desametasone per il trattamento del mieloma multiplo di nuova diagnosi. Si assume per via orale, ma presenta l’inconveniente di dare sedazione ed altri effetti collaterali.
Bortezomib. E’ il primo di una nuova classe di farmaci proteasoma-inibitori. Viene somministrato per via endovenosa ed attualmente è approvato come trattamento per il mieloma multiplo refrattario.
Lenalidomide. Chimicamente affine alla talidomide, ne differisce per essere più potente ed avere minori effetti collaterali. Si assume per via orale e viene data con alte dosi di desametasone come trattamento di secondo livello.
Radioterapia. Viene usata su aree delimitate per colpire un tumore che stia provocando dolore o distruggendo osso.
La terapia iniziale varierà principalmente a seconda del fatto che si sia o meno candidati al trapianto di cellule staminali. Per questa decisione vegono presi in considerazione diversi fattori quali lo stadio della malattia, l’età e lo stato generale di salute. Se non si è candidati al trapianto la terapia iniziale sarà verosimilmente una combinazione di melphalan, prednisone e talidomide, potendo cambiare nel caso di pesanti effetti collaterali. La maggior parte dei pazienti prima o poi avrà una recidiva e, in alcuni casi, nessuno dei trattamenti di prima linea sarà in grado di arrestare la progressione del mieloma multiplo . In questo caso le opzioni saranno: il ritrattamento con farmaci, da soli o in combinazione, precedentemente efficaci in prima linea, varie combinazioni dei farmaci precedentemente descritti e un secondo trapianto di midollo autologo. Nella malattia avanzata possono comparire fenomeni di “farmaco-resistenza” che possono essere superati da alcuni dei nuovi trattamenti che possono ri-sensitivizzare il tumore.
TRATTAMENTO DELLE COMPLICANZE
Mal di schiena. L’uso di analgesici o di un corsetto di sostegno sono entrambi utili nell’alleviare questo sintomo.
Complicanze renali. L’insufficienza renale nel mieloma multiplo può essere acuta (reversibile) o cronica (irreversibile). Di solito quella acuta si risolve quando i livelli elevati di calcio e di paraproteine vengono riportati sotto controllo. Nei casi di più severa insufficienza renale è necessario ricorrere alla dialisi.
Infezioni. L’uso degli antibiotici si rende spesso necessario sia per il trattamento delle infezioni sia, preventivamente, per ridurne il rischio, spesso in concomitanza ad altre terapie che lo aumentano.
Lisi delle ossa. Oltre alla terapia diretta della proliferazione plasmacellulare, come trattamento preventivo delle fratture è utile il ricorso ai bifosfonati che, legandosi alla superficie dei tessuti ossei, aiutano a prevenirne la perdita. Presentano un rischio di danno alla mandibola e pertanto è consigliabile consultare i medici prima di sottoporsi a procedure sui denti.
Anemia. Un’anemia persistente può richiedere la prescrizione di iniezioni di eritropoietina, un ormone naturalmente prodotto a livello renale che stimola la produzione di globuli rossi. E’ possibile che il suo uso possa aumentare il rischio della formazione di trombi in alcune persone affette da mieloma.
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