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Pancreatite cronica
Il trattamento

La terapia della pancreatite cronica è rivolta al trattamento del dolore, dell’insufficienza pancreatica e delle complicanze.

Trattamento del dolore.

Nelle fasi iniziali la sospensione del consumo di alcool e del fumo possono arrestare la progressione della malattia e ridurre le crisi dolorose.

L’uso degli enzimi pancreatici per il trattamento del dolore è controverso, sembrerebbero infatti ridurre la produzione degli enzimi da parte della ghiandola e conseguentemente la pressione all’interno dell’organo stesso, con riduzione della componente dolorosa legata alle difficoltà di deflusso. Per tale motivo un tentativo terapeutico in tal senso dovrebbe essere tentato specie nelle forme iniziali.

Gli analgesici sono i farmaci più utilizzati e devono essere misurati, sia nella scelta della molecola, sia nei tempi e nelle dosi di somministrazione in base al tipo di dolore. In genere si segue lo schema consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) che prevede l’uso di Paracetamolo/ Metamizolo nelle fasi iniziali, quindi in caso di non risposta aggiunta di Pentazocina. Qual’ora anche questa associazione non fosse sufficiente si passa ad oppioidi blandi (Tramadolo/ Tilidina) o ad Antidepressivi neurolettici (Levopromaxina/Clomipramina); e solo alla fine agli Oppiodi (Buprenorfina/Morfina). In presenza di sintomatologia dolorosa cronica invalidante non controllabile con la terapia medica si può effettuare  la “neurolisi” cioè la distruzione del centro nervoso interessato (plesso celiaco). La procedura prevede l’iniezione di alcol all’interno del plesso. Questa può essere effettuata o durante l’intervento chirurgico esplorativo, oppure per via trans-addominale (percutanea) mediante guida TC; o ancora durante ecoendoscopia.

Nelle fasi più avanzate, quando il dolore tende a diventare più importante e più frequente gli interventi terapeutici possono essere distinti in base alla causa che viene identificata essere alla base del dolore.

In caso di compressione (pseudocisti) o di aumento della pressione duttale (calcoli o restringimenti del dotto pancreatico, con difficoltà di deflusso) la terapia è endoscopica o chirurgica.

La terapia endoscopica si effettua durante CPRE (Colangio-Pancreatografia Retrograda Endoscopica) mediante sfinterotomia pancreatica o biliare (apertura della porzione terminale del dotto pancreatico o biliare), rimozione di calcoli pancreatici, introduzione di protesi nel dotto pancreatico o nella via biliare; o nel caso di pseudocisti mediante drenaggio transgastrico delle stesse (sia per via endoscopica, che negli ultimi tempi per via eco-endoscopica). (Adler DG, Lichtenstein D, Baron TH et al. The role of endoscopy in patients with chronic pancreatitis. Gastrointest Endosc. 2006)

In caso di impossibilità di eseguire interventi endoscopici si può o si deve ricorrere alla terapia chirurgica classica con drenaggio delle pseudocisti o resezione della testa pancreatica (duodenocefalopancreasectomia o intervento di Whipple). Tali tipi di interventi hanno in genere un ottimo risultato sul dolore.

 

Trattamento della insufficienza esocrina

Si somministrano enzimi pancreatici, che vanno assunti ai pasti principali e permettono di digerire gli alimenti che potranno così essere assorbiti. Questo riduce sia il numero delle evacuazioni, che la perdita di peso. Può influire anche sul dolore specie se legato alla distensione addominale. Questo tipo di farmaci vengono spesso associati a farmaci che inibiscono la secrezione acida gastrica, per permettere alla maggior quantità di farmaco possibile di raggiungere il duodeno. In realtà gli ultimi anni i preparati in commercio sono “gastroprotetti” e non necessiterebbero di questa associazione.

Trattamento della insufficienza endocrina

la terapia è basata sull’uso di insulina. Tuttavia il fabbisogno insulinico è mediamente più basso rispetto a quello del diabete di tipo I.



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tags: alcol, malattia cronica


Le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non intendono in alcun caso sostituire le indicazioni che possono essere ottenute direttamente da un medico che valuti il singolo caso. Inoltre le indicazioni relative a farmaci, procedure mediche o terapie in genere hanno un fine unicamente illustrativo e non possono sostituirsi alla prescrizione di un medico.


  


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