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Tiroiditi
Cos'Ŕ

A cura di:  Mario Montani*
Ultimo aggiornamento: Maggio 2007

 

TIROIDITI

 

Si tratta di malattie caratterizzate dalla presenza di manifestazioni infiammatorie del tessuto tiroideo.

 

Possono presentarsi con modalità diverse  in base alla causa che determina l’infiammazione e sono così classificabili in 3 gruppi:

 

TIROIDITI ACUTE: dovute a batteri o ad altri agenti infettivi

TIROIDITI SUBACUTE: Tiroidite di De Quervain

TIROIDITI CRONICHE: Tiroidite di Hashimoto, T. post partum, T. di Riedel,  T. da farmaci.

 

TIROIDITI ACUTE

 

Sono  malattie piuttosto rare, e sono generalmente dovute ad agenti batterici.

 

Colpiscono prevalentemente soggetti giovani nei quali può essere presente un residuo del dotto tireoglosso (struttura da cui origina la ghiandola tiroidea nel suo sviluppo). Nelle persone adulte una tiroidite acuta può verificarsi in seguito a manifestazioni infettive dei tessuti vicini (faringiti, tonsilliti ). I batteri più frequentemente coinvolti sono lo Staphylococco Aureo, lo streptococco e lo pneumococco, mentre più raramente possono essere causate da funghi o dallo pnumocisti carinii, agente che può dare infezioni importanti in pazienti con immunità compromessa, come i Pazienti affetti da Aids.

 

TIROIDITI SUBACUTE

 

La forma più frequente  è la TIROIDITE  SUBACUTA di DE QUERVAIN.

E’ dovuta a diversi agenti patogeni, principalmente virus, quali il virus della parotite, i virus parainfluenzali e gli adenovirus, l’Epstein Barr virus (il virus della Mononucleosi).

Colpisce prevalentemente il sesso femminile,  più frequentemente tra i 30 e 50 anni e spesso segue un’’infezione delle prime vie aeree.

Presenta 3 fasi caratterizzate da una diversa situazione ormonale: ipertiroidismo, ipotiroidismo e infine normalizzazione

La malattia dura generalmente fra i 3 e i 5 mesi, ma dopo la guarigione sono possibili recidive.

 

 

TIROIDITI CRONICHE:

 

TIROIDITE DI HASHIMOTO

 

Si tratta di una tiroidite cronica autoimmune, dovuta cioè a un’autoaggressione del tessuto tiroideo da parte del sistema immunitario del malato. Ciò si traduce in una infiltrazione del tessuto tiroideo da parte dei  linfociti (una popolazione dei globuli bianchi) e nella presenza in circolo di autoanticorpi diretti contro componenti della tiroide (anticorpi antiperossidasi, anticorpi antitireoglobulina). Come conseguenza si ha un’alterazione della funzione tiroidea (generalmente è presente un quadro di ipotiroidismo) e la comparsa di  un ingrandimento della ghiandola tiroidea, cioè di un gozzo

 

E’ la patologia infiammatoria più frequente  della tiroide e spesso determina un ipotiroidismo permanente.  Colpisce prevalentemente il sesso femminile dove si manifesta con una incidenza di 3-4 casi per mille.

 

La causa della malattia è da ricondurre a un processo infiammatorio autoimmune che determina la distruzione dei follicoli tiroidei. Le cellule che partecipano all’infiltrazione del tessuto tiroideo sono prevalentemente i linfociti che anche attraverso la produzione di alcune sostanze (citochine) determinano la cronicizzazione del processo infiammatorio. La distruzione delle cellule tiroidee determina una riduzione della capacità di utilizzare la tireoglobulina, la “materia prima” con cui la tiroide produce i suoi ormoni,  ed è così possibile trovare valori elevati di tireoglobulina in circolo nelle fasi iniziali.

 

Come già detto sono normalmente presenti in circolo autoanticorpi diretti contro componenti della tiroide: sono gli anticorpi antiperossoidasi  (aumentati nel 95% dei casi) e gli anticorpi antitireoglobulina (aumentati nel 50% dei casi).

 

 

TIROIDITE POST PARTUM

 

Si tratta di una tiroidite che colpisce mediamente il 5-7% delle donne nell’anno successivo al parto.  Normalmente presenta 3 fasi caratterizzate da una diversa situazione ormonale: in un primo periodo si sviluppa un ipertiroidismo, seguito da un ipotiroidismo e successiva normalizzazione della funzione tiroidea. Nel 50% delle pazienti può tuttavia instaurarsi uno stato di ipotiroidismo cronico; anche nelle donne in cui si è avuta una normalizzazione della funzione tiroidea è comunque consigliabile un monitoraggio nel tempo, essendo possibile una successiva comparsa di ipotiroidismo.

 

E’ inoltre nettamente più frequente il rischio di recidive in caso di gravidanze successive.

 

La causa di questa forma di tiroidite sembra essere riconducibile a variazioni dell’immunità che si sviluppano durante e successivamente alla gravidanza; nella fase terminale della gravidanza è infatti presente un quadro di riduzione dell’immunità, cui segue un rebound della stessa con possibili manifestazioni di tipo infiammatorio che possono interessare anche la tiroide

 

TIROIDITE DI RIEDEL

 

Si tratta di una tiroidite cronica che colpisce generalmente donne di mezza età.

 

Si presenta con la comparsa di un gozzo non dolente e non particolarmente voluminoso, ma che presenta una infiltrazione di tipo fibroso che rende il gozzo stesso particolarmente duro. Sono frequenti i sintomi di compressione sui tessuti vicini  legati alla fibrosi e questi fenomeni compressivi rendono frequentemente necessario un trattamento chirurgico di questa tiroidite.

Normalmente la funzione della ghiandola tiroidea non  viene alterata, anche se è possibile in un 30 % dei casi un quadro di ipotiroidismo.

 

 

TIROIDITE SILENTE SPORADICA

 

Si tratta di una tiroidite cronica autoimmune che colpisce prevalentemente le donne. Normalmente non è presente una sintomatologia dolorosa a carico della tiroide. E’ normalmente presente la tipica successione delle fasi di ipertiroidismo, ipotiroidismo e normalizzazione della tiroidite subacuta di De Quervain e della tiroidite post partum. Gli anticorpi antitiroidei sono presenti, ma a titolo nettamente ridotto rispetto alla tiroidite di Hashimoto.

 

 

TIROIDITI DA FARMACI

 

Diversi farmaci possono interferire con la funzione tiroidea, determinando  tiroiditi che ricordano la TIROIDITE SILENTE.

I farmaci  che più frequentemente  possono determinare queste tiroiditi sono l’Interferone (utilizzato  per esempio nel trattamento dell’epatite cronica B o C.) Circa il 5 % dei pazienti trattati con interferone possono manifestare una disfunzione tiroidea come  il morbo di Graves, la tiroidite silente e un quadro di ipotiroidismo.

 

Anche l’interleukina-2,  impiegata nella cura di diversi tumori, può dare tiroiditi ed ipotiroidismo, anche se con minor frequenza

 

L’amiodarone, comunemente impiegato nel trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco, è forse il farmaco che più frequentemente induce alterazioni della funzione tiroidea. Ciò è dovuto al fatto che circa il 40% del  suo peso è costituito da Iodio e le dosi normalmente assunte determinano  livelli di Iodio nel sangue circa 40 volte quelli normali.  In un primo momento la presenza di concentrazioni così elevate di Iodio circolante induce un rallentamento della sintesi di ormoni tiroidei, ma successivamente è frequente un incremento dei valori di T4, che generalmente ed in maniera  inaspettata si accompagna ad un TSH elevato. Il TSH tende a normalizzarsi dopo 2-3 mesi.

 

 

 

*A cura di:  Mario Montani, Medico di Medicina Generale, Milano



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Le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non intendono in alcun caso sostituire le indicazioni che possono essere ottenute direttamente da un medico che valuti il singolo caso. Inoltre le indicazioni relative a farmaci, procedure mediche o terapie in genere hanno un fine unicamente illustrativo e non possono sostituirsi alla prescrizione di un medico.


  


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