Alla diagnosi si perviene in diversi modi. L’identificazione di un tumore del polmone nei primi stadi è un evento il più delle volte casuale, ad esempio mediante una radiografia del torace eseguita per altri motivi. La comparsa di segni e sintomi in un fumatore condurrà il medico ad una serie di indagini, ma la diagnosi ottenuta in queste circostanze è in genere associata alla presenza di una malattia più avanzata.
Divisione in stadi al momento della diagnosi. Le neoplasie in generale, e quelle del polmone non fanno eccezione, sono malattie dall’andamento imprevedibile. E’ per questo che i clinici sono per lo più abbastanza reticenti a domande quali: guarirò? se non guarirò, quanto tempo mi rimane? mi conviene fare la terapia proposta? In effetti la risposta a questi quesiti dipende da un numero elevato di variabili (l’età del paziente, le sue condizioni generali pre-esistenti alla malattia, la sede della neoplasia, il suo tipo istologico, le terapie consentite, etc.) e nel caso della terza domanda anche alla scala di valori del paziente (pensiamo a titolo di esempio alla prospettiva di sei mesi di vita in più, gravati dalla presenza di pesanti effetti collaterali). Per lo più si fa riferimento all’andamento di casi simili a quello in esame, formulando la risposta in termini statistici.
La stadiazione della malattia – e cioè la valutazione della sua estensione/diffusione – risponde a questo tipo di esigenza e la sua utilità si fonda su due ordini di considerazioni: 1. la prognosi varia significativamente da uno stadio all’altro, 2. lo stadio aiuta il medico nella scelta della terapia più appropriata.
Le tecniche utili per una stadiazione corretta sono numerose e non tutte necessarie: caso per caso il medico sceglierà le più appropriate tra ecografia, radiografia, scintigrafia ossea (consente di rilevare un’eventuale sede ossea di metastasi), TAC, risonanza magnetica (RM), PET, biopsia, chirurgia a scopo diagnostico, etc.
Stadi nel CNPC
Il tumore ha un diametro inferiore ai 3 cm e non si è diffuso ai linfonodi.
Il tumore ha un diametro inferiore ai 3 cm ma ha coinvolto i linfonodi vicini
oppure si è esteso a pleura, parete toracica, diaframma, pericardio, determina atelettasia o è a
meno di 2 cm dalla biforcazione aortica (anche uno solo di questi), ma non ha coinvolto i linfonodi vicini
Il tumore ha un diametro inferiore ai 3 cm e ha coinvolto linfonodi un po’ più lontani
oppure si è esteso a pleura, parete toracica, diaframma, pericardio, determina atelettasia,
o è a meno di 2 cm dalla biforcazione aortica (anche uno solo di questi),
e i linfonodi coinvolti sono comunque solo dallo stesso lato della neoplasia (ma non i sovraclaveari)
oppure ha invaso organi mediastinici quali esofago, trachea, grossi vasi, cuore
o ha determinato un versamento pleurico maligno o dei noduli satelliti nell’ambito del lobo primario
oppure ha coinvolto linfonodi toracici dal lato opposto a quello della neoplasia
o dei linfonodi sovraclaveari (indipendentemente dal lato)
IV. Il tumore si è diffuso ad altre aree del corpo, come fegato, ossa o encefalo.
All’interno di ogni stadio l’adenocarcinoma ha peggior prognosi rispetto al carcinoma squamocellulare.
Stadi nel CPC
Malattia limitata. Il tumore è confinato ad un polmone e ai linfonodi vicini.
Malattia estesa. Il tumore si è esteso oltre il polmone e i linfonodi vicini e può aver invaso entrambi i polmoni, linfonodi più lontani e altri organi.
Un modo di esprimere la prognosi è in termini di tasso di sopravvivenza a cinque anni (o a due anni), e cioè: la percentuale di persone ancora vive dopo cinque (o due) anni dalla diagnosi.
Purtroppo i tassi di sopravvivenza delle persone affette da tumore del polmone non si sono molto modificati negli ultimi anni. Siccome viene spesso diagnosticato in uno stadio avanzato, solo il 15-16% è ancora vivo dopo cinque anni (a titolo di esempio, tale valore è pari al 65% per i tumori del colon, all’89% per quelli della mammella, e sopra il 99% per quelli della prostata).
La malattia risulta fatale nella maggior parte dei casi e almeno la metà dei pazienti muore entro un anno dalla diagnosi. Si tratta comunque di una stima che comprende tutti i tipi di tumore del polmone, tutti gli stadi di malattia e sia i pazienti che possono essere operati sia quelli che non possono. Coloro che vengono diagnosticati negli stadi iniziali hanno in genere le migliori possibilità di cura: i tassi di sopravvivenza a cinque anni sono circa il 49% negli stadi molto iniziali. All’opposto sono solo il 2% in coloro che sono stati diagnosticati al IV stadio (metastasi a distanza già presenti).
Ecco di seguito i tassi di sopravvivenza a cinque anni in alcuni casi particolari:
CNPC stadi I per i quali è possibile la chirurgia: 60-70%
CNPC stadi II: 30-40%
CPC limitata, con chemioterapia 10-15% (20-30% a due anni)
CPC estesa < 5% a due anni
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Le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non intendono in alcun caso sostituire le indicazioni che possono essere ottenute direttamente da un medico che valuti il singolo caso. Inoltre le indicazioni relative a farmaci, procedure mediche o terapie in genere hanno un fine unicamente illustrativo e non possono sostituirsi alla prescrizione di un medico.