 |
Nel 1997 la Società Italiana di Pediatria ha iniziato ad occuparsi in modo sistematico di abitudini e stili di vita degli adolescenti realizzando, tra l’altro, una indagine quali-quantitativa annuale, basata su un questionario strutturato (somministrato a scuola ad un campione nazionale rappresentativo di 1200 studenti di scuola media tra gli 12 e i 14 anni) e su “focus group” (realizzati sempre a scuola, ma senza la presenza dell’insegnante). L’indagine spazia in varie aree (dalle abitudini alimentari allo sport, dal bullismo al modo di vestire e di atteggiarsi, al rapporto con il mondo degli adulti,…), ma fin dalla prima edizione si è dato ampia rilievo ad analizzare il rapporto tra adolescenti e media ed, in particolare, con la televisione. (Consulta il Decalogo realizzato dalla Società Italiana di Pediatria ,rivolto ai genitori, per un uso corretto della TV da parte di bambini e adolescenti). Da questo punto di vista il primo dato ad apparire preoccupante è che continua ad aumentare, con un trend che sembra inarrestabile, il “consumo televisivo” da parte degli adolescenti. Neanche l’avvento del PC e di Internet, entrati nelle abitudini consolidate degli adolescenti a partire dal 2000-2001, è riuscito, a dispetto delle previsioni, ad invertire la tendenza e ad erodere spazio alla TV. A guardare più di tre ore di TV al giorno nel 1997 era, secondo le indagini della SIP, il 19% del campione osservato. Nel 2004 la percentuale era salita al 26,8% e nel 2005, a distanza di un solo anno, è arrivata al 31%. Parallelamente la percentuale di chi guarda meno di 1 ora di TV al giorno è passata dal 25% del 1997 all’odierno 13%. Ad aggravare la situazione c’è, inoltre, la ragionevole ipotesi che il dato “denunciato” dagli adolescenti sia, in buona fede, fortemente sottostimato. Quando si parla di ore di visione televisiva si tende generalmente a fare riferimento al tempo che viene dedicato a seguire programmi volontariamente scelti. A questa visione, per così dire “attiva”, va quantitativamente aggiunta la visione “passiva” e cioè relativa a quando si è spettatori, più o meno obbligati, di programmi scelti da altri. Pensiamo, ad esempio, ai telegiornali guardati durante i pasti (oltre il 75% degli adolescenti intervistati ha dichiarato che a casa loro c’è la TV accesa mentre si pranza o cena). E’ molto verosimile (e la conferma, sia pure non statistica, la abbiamo da quanto emerge dai focus group) che questo tempo-TV non venga considerato quando si risponde alla domanda “per quante ore al giorno guardi la TV” e che ci sia, quindi, un “sommerso” di visione TV che sfugge alle statistiche, ma “entra” comunque nella testa dei bambini.
Ma non basta. Dal 1997 ad oggi non solo è aumentato il consumo tout court di televisione, ma sono aumentate anche le cattive abitudini connesse alla visione della TV. Ad avere la TV nella propria camera nel 1997 era il 44% oggi è il 67%. A guardare la TV durante i pasti, come già anticipato, è oggi il 75,3% (nel 1997 era il 68,7%) e a guardarla a letto prima di addormentarsi oggi è il 51,5% contro il 45,1% del 1997. Inoltre, a guardarla la sera dopo cena è l’84,3% del campione: più di quanti la guardino nel pomeriggio (70%) in cui ci dovrebbe essere la fascia protetta, sulla cui reale applicazione ci sarebbe comunque da aprire un altro lungo capitolo. Senza trascurare che la TV è anche una “generosa” distributrice di pubblicità. Nel 1997 dava un giudizio “positivo” sulle pubblicità televisive meno del 10% degli adolescenti, oggi il 48% li trova divertenti gli spot pubblicitari, il 38% utili e il 29% interessanti. Da una nostra indagine specifica effettuata monitorando tre ore di trasmissione (dalle 15.00 alle 18.00) di Italia 1 (l’emittente più seguita dagli adolescenti) per 4 settimane (in diversi periodi dell’anno) è risultato che l’emittente ha trasmesso 647 tra spot pubblicitari e trailer di altri programmi televisivi. In pratica circa un terzo del tempo di trasmissione è destinato alla pubblicità. La durata media del singolo spot è intorno ai 20 secondi e generalmente sono trasmessi in blocchi di almeno 10. Facendo una banale simulazione risulta che se un bambino guarda per due ore al giorno Italia 1, nella fascia oraria compresa tra le 15,00 e le 18,00 rischia di vedere, in un anno, 31.500 spot pubblicitari dei quali circa 5.500 pubblicizzanti alimenti (per lo più snack e merendine). Non possiamo meravigliarci, quindi, se solo l’8% dichiari di non desiderare ciò che vede nella pubblicità televisiva. Ma esiste una correlazione tra maggior consumo televisivo e stile di vita complessivo di un adolescente? Per contribuire a fornire una risposta a questo importante interrogativo abbiamo analizzato come si modificano, in base alla “dose” di televisione giornaliera assunta, abitudini e comportamenti degli adolescenti. I risultati appaiono inequivocabili. Alcune correlazioni sono prevedibili, ma non per questo positive Ad esempio, gli adolescenti che dichiarano di guardare più di 3 ore al giorno di TV, (“over 3”) rispetto ai coetanei che la guardano meno di un ora (“under 1”), hanno, in percentuale molto maggiore, la TV nella loro cameretta (73,5% vs 59%); guardano molto di più la TV la sera tardi prima di addormentarsi (72% vs 33,5%) e durante i pasti (87,7% vs 58,2%).
Ad imitare i comportamenti degli “eroi” televisivi è il 64% degli “over 3 ore”, rispetto al 40% degli “under 1”. A desiderare di partecipare ad un reality-show il 60,5% degli “over 3” vs il 41,8% degli “under 1” e a desiderare spesso le cose viste nella pubblicità televisiva il 30,2% vs il 12%. Inoltre il 64% degli “over3” tende ad imitare i comportamenti degli “eroi” televisivi contro il 40% dei “under1”; a desiderare di partecipare ad un reality-show è il 60,5% degli “over3” vs il 41,8% degli “under1” e a desiderare spesso le cose viste nella pubblicità televisiva il 30,2% vs il 12%. Appaiono certamente più inquietanti, anche perché meno prevedibili, gli effetti prodotti dalla overdose televisiva su atteggiamenti apparentemente non strettamente correlati alla visione e i dati, riassunti nelle tabelle 1 e 2 allegate, si commentano da soli. Stando a quanto emerge, un maggior consumo televisivo peggiora le abitudini alimentari, fa aumentare il consumo di alcol e fumo, peggiora la percezione del proprio corpo facendo desiderare di essere più alti, più magri, più belli, ecc… ed induce più facilmente a sottoporsi (o a desiderare di sottoporsi) ad una dieta, speso autogestita. Ma sembra produrre effetti negativi anche su quelle che potremmo definire le “abitudini sociali”. Gli “over3”, rispetto agli “under1”, tendono ad essere più aggressivi, meno portati a rivolgersi agli adulti (genitori, insegnanti) in caso di necessità, e ad avere meno fiducia negli “adulri” in generale. Così come considerano più importante il possesso di oggetti e “status symbol” per apparire autorevoli all’interno del gruppo dei pari. In conclusione, l’overdose televisiva sembra condizionare - in peggio - tutti i comportamenti degli adolescenti. Ciò avviene certamente per effetto del tipo di messaggi e di modelli che la televisione veicola, ma anche perché passare più di tre ore al giorno davanti alla TV, indipendentemente dalla qualità dei programmi visionati, degrada in modo sensibile la qualità di vita. Oltre 3 ore di TV al giorno significa, inevitabilmente, meno attività fisico-sportiva, meno socializzazione con gli amici, meno stimoli culturali e, spesso, anche meno tempo trascorso con i genitori.
Le tabelle riassumono alcune tra le più significative differenze di comportamento, evidenziate dalla ricerca, tra adolescenti che guardano la TV meno di un’ora al giorno e adolescenti che guardano più di 3 ore al giorno.


Maurizio Tucci Giornalista Scientifico
accedi all'archivio di questa sezione
|
 |